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L’asse Washington – Londra, come sempre

A causa degli attriti fra Israele e Turchia Washington non può più perorare direttamente la causa turca ed allora demanda l’incombenza al suo portavoce ufficiale all’interno dell’UE: il Regno Unito. All’asse del consenso Bush–Blair si è sostituito quello Obama–Cameron, si sono invertiti le appartenenze destra/sinistra ma, a ennesima dimostrazione che ormai sono solo vuote etichette per scaldare gli animi e distoglierli dalla sostanza delle cose, nulla è cambiato.

Nulla è cambiato neppure nella tradizionale politica delle nazioni talassocratiche, anche se si è invertito il rapporto colonia/colonizzato fra America e Inghilterra: indebolimento delle potenze continentali, Unione Europea in primo luogo e in via incidentale la Russia nel caso di specie.

La questione del potenziamento turco va oltre gli interessi dei delocalizzatori/sfruttatori, ma assume un affondo geopolitico antieuropeo teso a frammentare ulteriormente questa Europa, sempre meno “Unione” ed ancor meno “Europa”. Una premessa determinante per l’analisi è ricordare che il termine in comune uso “medio oriente” è di derivazione anglosassone, la battaglia delle parole è importante quanto quella delle armi e questa è una battaglia persa, ma che possiamo ancora combattere. Noi, infatti, dovremmo usare la più propria locuzione: “vicino oriente”/“proche orient”, in quanto i balcani, un tempo terra slava sotto il gioco turco, erano definiti loro “vicino oriente” dagli anglosassoni. Per loro era già oriente, quindi legittimo, il cuneo tartaro-musulmano nell’Europa, che distraeva l’Austria dall’inserirsi in giochi più occidentali e frenava, contemporaneamente, l’espansione Russa nel Caucaso: la pagheranno gli armeni, e verso oriente, il famoso “Grande gioco”.

Certo Cameron fa bene ad indignarsi contro chi pone ostacoli alla Turchia adducendo magari pretesti di dettaglio, come l’occupazione Turca di Cipro nord - e Cipro è Stato Membro dell’UE - il riconoscimento del genocidio armeno o le garanzie laico-democratiche interne, tutte futilità che non possono frenare gli interessi USA: come si permette certe gente a usare certe calunnie contro il nobile Erdogan? Questi vili che si approfittano del fatto che gli USA sono impossibilitati, causa Israele, a difenderlo. Meno male che c’è il bel Cameron che può salvare la situazione, uno che la sua “striscia di Gaza” ce l’ha fra Derry e Belfast, e le scuse per il “Bloody Sunday” non bastano.

Con il discorso di Srebrenica Erdogan ha rimesso piede nei Balcani con l’intenzione di restarci e farli ridiventare zona di influenza Turca. Le vergognose sentenze che legalizzerebbero la secessione del Kossovo gli hanno dato immediata “casuale” sponda, aprendo anche ad una soluzione dell'illecita occupazione di Cipro: potrebbe diventare legale anche quella secessione, come tutte quelle che fanno il gioco degli USA. Ossetia e Nagorno si scordino di poter ridisegnare le frontiere imposte da Stalin: quella sentenza non ha valore se va contro gli interessi di Washington e Ankara.

L’appoggio alla politica di Grande Turchia che Erdogan sta rilanciando viene anche appoggiata sul versante degli stati tartari ex sovietici, quelli che gli Zar conquistarono, nell’ambito del Grande Gioco che li contrapponeva all’Inghilterra, con la scusa di liberare gli schiavi. Già perché la schiavitù dei neri negli Stati Uniti finì più o meno contemporaneamente a quella dei bianchi nei Khanati Centroasiatici, anche se entrambi furono solo la scusa per un espansionismo economico ed imperialista, e anche se questo è lecito dirlo solo riguardo agli schiavi bianchi senza incappare nelle fatwe del politically correct. La Turchia che riaffermi il suo ruolo leader nei confronti degli stati dei fratelli tartari diventa una spina nel fianco per la rinascita russa e ad un suo ruolo di predominio nella regione, che andrebbe anche a ripercuotersi sul riavvicinamento russo all’Europa.

Questo sentirsi improvvisamente, illegittimamente, Europa dei turchi è, però, profondamente contraddittorio con il loro contemporaneo, legittimo, rivendicare origini asiatiche tartare. Possibile nessuno se ne accorga? Legittimo e sensato sarebbe invece aprire le porte dell’Europa a Russia ed Armenia e difendere i loro interessi, che coincidono con quelli del continente europeo, oltre al loro essere europei per eredità culturale e storica: entrambi furono, con diverso tasso di successo, fondamentali argini proprio all’espansione tartara in Europa, quella stessa che adesso dovrebbe arrivare al successo col nostro consenso e per volontà congiunta anglo-statunitense. Ma, in fondo, come disse Hitler, chi ricorda più il genocidio degli armeni? e, aggiungiamo noi, gli assedi di Vienna, le stragi di Cipro, gli impalati sulla Drina e i bambini convertiti a forza e trasformati in fanatici guerrieri dell’Islam? Ma la studiano la storia i manovratori del mondo? Di certo la nascondono alle masse.

Volontà congiunta anglo-statunitense, meglio sarebbe dire volontà statunitense imposta agli anglo, che ripercorre, mutatis mutandis, gli stessi schemi del grande gioco e, più in esteso, gli schemi delle talassocrazie contro i blocchi continentali, con la differenza che il talassocrate yankee oggi ha, persa in volo e nelle urne, la succursale polacca, qualcuno all’interno del blocco nemico, la UE, dove la E starebbe per Europea, ma va letta come Economica, che lavora “per il Re di Prussia”. Non è un caso che il grande De Gaulle, l’uomo che seppe trasformare la più grande disfatta francese della storia in una vittoria, non volesse gli inglesi, “quella gente là”, in Europa. Avremmo fatto meglio a seguire, anche dopo la morte, la volontà dell’uomo che aveva il sogno dell’ “Europa dei popoli”.

Non c’è da indignarsi con coloro che pongono ostacoli all’ingresso della Turchia in Europa, c’è, invece, da indignarsi con coloro che non chiedono l’esclusione dell’Inghilterra: Scozia e Galles ben rimangano, dall’Unione Europea, magari chiedendo a gran voce agli USA di annetterli come cinquantunesimo Stato. A chi obietti che si tratterebbe di indebita ingerenza negli affari interni di uno stato sovrano vale l’obiezione: ma non è forse la stessa cosa quello che gli USA fanno con la Turchia che esigono in Europa? Sia che lo facciano direttamente o per bocca del loro vassallo, perchè il Blair della destra quando rilascia dichiarazioni come: "Quando penso a quello che fa la Turchia per difendere l'Europa con la Nato e a quello che fa in Afghanistan, mi arrabbio", solo vassallo, se non servo, può essere chiamato.

 

Ferdinando Menconi

Secondo i quotidiani del 29/07/2010

Prima pagina 28 luglio 2010