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Fiat/2: pomiglianizzazione del lavoro

Nelle fedifraghe rassicurazioni dei suoi fan, Pomigliano doveva essere un caso isolato, ricordate? Col fischio. Sulla bilancia c’è l’effetto devastante della globalizzazione. Ovvero, in questo caso, la decisione di trasferire la produzione della nuova Multipla in territorio serbo. Mettendo a rischio l’esistenza dello storico stabilimento di Mirafiori. “Marchionne ha subito precisato che il monovolume in Serbia «non toglie prospettive al futuro di Mirafiori», perché «ci sono altre possibilità a disposizione che possono portare allo stesso risultato e garantire gli stessi volumi di produzione previsti». Il problema, però, è quello di «garantire condizioni operative che permettano di lavorare in modo continuo». Lo stesso nodo di Pomigliano”.

Così il Corriere di ieri. Mirafiori, dunque, potrebbe pomiglianizzarsi. Cioè finire nel tritacarne del ricatto: o si accetta di capitolare senza condizioni a quelle imposte dalla neo-schiavista Fiat, o si chiude (e i lavoratori, beninteso, se li deve accollare lo Stato). L’arroganza dello stato maggiore di Torino è tale che fa negare a Marchionne l’evidenza, documentata e già avviata, che si tratti appunto di un ricatto bello e buono. Sentitelo, l’odioso maglioncino umano: «Ci sono solo due parole che, al punto in cui siamo, richiedono di essere pronunciate: una è sì, l’altra è no. (…) Le nostre non sono minacce, ma non siamo disposti a mettere a rischio la sopravvivenza dell’azienda. I 20 miliardi di investimenti equivalgono quasi alla Finanziaria di cui si discute in questi giorni. La sola cosa che abbiamo chiesto è di avere più affidabilità e più normalità in fabbrica». Normalità: piegarsi ai diktat dell’azienda sovrana.

Sovrana anche nel senso di fare quello che le pare. Cioè far di tutto pur di svicolare le residue resistenze politico-legislative contro la ricerca spasmodica di comprimere i costi per aumentare i profitti. In barba ai generosi, e belluini, aiuti di Stato (leggi: cassintegrazione). La nuova Multipla sarà infatti prodotta in Serbia presso una filiale di casa Fiat di cui è socio il Tesoro di Belgrado. Capito? Sarà un’auto che potrà vedere la luce solo grazie ai sussidi: statalismo a profusione anche là, e peggio di qui. Motivo: la Serbia è fuori dall’Unione Europea, di cui perciò non è tenuta a rispettare le regole su mercato e concorrenza. Proprio il mercato unico europeo, di cui per anni abbiamo dovuto sopportare le lodi e i peana, viene aggirato da una multinazionale che per il proprio interesse se ne frega della retorica europeista e dei paletti liberisti. Già, perché Bruxelles vieta contributi diretti di matrice statale. Quelli invece che, tramite una partecipazione azionaria alla luce del sole, la Fiat ottiene dal governo serbo. Oltre, naturalmente, a fornire manodopera pagata pochissimo. Industriali liberisti? La favoletta della buona notte. 

 

Alessio Mannino

Nomine Rai aspettando il Parlamento: e l'informazione?

Prima pagina 29 luglio 2010