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L'anima commerciale di Berlusconi sull'Italia del turismo

Dalla prossima settimana comincerà, sulle reti nazionali, la trasmissione di uno spot voluto dal Ministro del Turismo Brambilla per promuovere presso gli italiani le destinazioni turistiche nazionali, con un testimonial d’eccezione: il Premier in persona.

Trenta secondi di città d’arte con, per sottofondo, la voce di Berlusconi, la cui mania di protagonismo è sempre più imbarazzante: c’è di che far decidere di passare le vacanze all’estero, fosse anche solo per evitare di sentire la sua voce in mezzo ai programmi. Forse il nostro amatissimo Presidente ne convincerà non pochi ad andare in vacanza all’estero perché, contrariamente a quanto crede, non ci sono solo folle osannanti dei suoi sondaggi e convenscion, ma sono invece in tanti a non sopportarlo più se non ad odiarlo proprio. La scelta di altri speaker, più neutri o popolari in maniera bipartisan, sarebbe stata forse più opportuna, invece no: lui deve essere sempre al centro dell’attenzione e il suo spot va visto come  "la prima volta che un presidente del Consiglio mette a disposizione del Paese la propria immagine e la propria autorevolezza", potenza della vanità umana.

Per certi versi, però, è vero che noi italiani tendiamo a scappare all’estero, fin da prima del Berlusca, e che conosciamo le città d’arte straniere meglio delle nostre, nelle quali magari viviamo, quindi promuoverle ha un suo valore. Del pari va però detto che spesso non conosciamo i nostri musei perché sono accessibili solo al turista, visti i loro orari di apertura che coincidono con quelli di lavoro. Invece di investire in uno spot, sui cui costi non ci dispiacerebbe essere informati, non sarebbe stato meglio se la Brambilla si fosse lanciata in una seria politica museale e di tutela delle nostre ricchezze artistiche e naturali?

Ci rendiamo conto che rischiamo di avvitarci nelle solite sterili polemiche, solo che per uno spot il cui intento è di convincere gli italiani a passare le ferie in Italia le città d’arte non sono certo il veicolo migliore: i trenta secondi del Presidente non possono contrastare l’opera di decerebralizzazione delle sue televisioni. Meglio sarebbe stato mettere nello spot Rimini o Gardaland, i musei sono roba da turisti: l’italiano medio è ormai troppo ignorante per apprezzare i suoi musei e la sua storia. L’ignoranza, però, non è solo dell’italiano medio, ma anche di chi  ha realizzato, approvato e commentato lo spot, perché nel finale dello spot, che dovrebbe promuovere l’Italia, compare un’opera d’arte che si trova in un museo straniero: l’affresco di Michelangelo mostrato è nella Cappella Sistina, che è all’interno dei Musei Vaticani che si trovano, appunto, all’interno dello Stato Città del Vaticano.

Non potevano mettere qualcosa che si trovi in un museo nazionale, certo da noi mancano strutture come il Louvre o il British, però non si poteva mettere comunque un’opera presente in musei nazionali tipo Capitolini o agli Uffizi? “Magica Italia” recita il Premier, ma sotto scorrono immagini Vaticane, “Magica Italia” davvero.

Per invogliare gli stranieri a venire in Italia, invece non occorrono spot presidenziali, per convincerli a venire in Italia, magari non come turisti ma come investitori: nulla meglio dei dati OCSE, che rivelano come gli stipendi medi annui siano inferiori di 10 mila euro rispetto al resto dell’area OCSE. Non sarà come delocalizzare nel terzo mondo, ma un bel risparmio c’è comunque, specie se si investe sui giovani. L’importante sarebbe solo scegliere amministratori stranieri che costano meno dei nostri e sono più efficienti.

Investendo, infatti, sulla disastrata condizione giovanile, si potrebbero anche avere delle economie di scala aziendali incredibili: andando a pescare in un mercato del lavoro dove un giovane su quattro non ha lavoro e uno su due è precario si può giocare sulla concorrenza della disperazione nello stabilire i salari. Politica che avrebbe valore anche sul lungo termine, perché se continua così fra un po’ i salari dell’India saranno divenuti antieconomici rispetto a quelli dei giovani italiani.

Le due Italie: quella di Berlusconi, 30 secondi di voce suadente fra gli spot fra città d’arte come nessuno le ha mai viste; e l’Italia degli italiani, di almeno10 mila euro più poveri del resto dell’Ocse e ancor di più se sono giovani. Ci vuole altro che uno spot per questo disastrato paese.

 

Ferdinando Menconi

 

Spot su You Tube

 

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Prima pagina 07 luglio 2010