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I pastori protestano nel "regno" di Berlusconi

La protesta dei pastori sardi venerdì scorso ha toccato il suo apice. A Porto Rotondo si sono dati appuntamento decine di pullman e i pastori hanno sfilato fino a pochi metri dal cancello della famosa Villa Certosa, residenza estiva del Presidente del Consiglio, cittadino onorario sardo e leader del partito di appartenenza del Presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci.  

Nei giorni passati il Movimento Pastori Sardi ha organizzato dei sit-in e bloccato l'accesso agli aeroporti di Cagliari, Alghero e Olbia. 

La crisi economica, insomma, checché ne dicano a Palazzo Chigi, si fa sentire, eccome. Ma non si tratta solo di questo. Non si tratta solo dell'ennesimo effetto di una crisi dei consumi globale che sta intaccando i guadagni in ogni settore: l'agropastorizia in Italia, negli ultimi 20 anni (20, non 2) ha perso ben 10mila aziende. 

Le anomalie della filiera del comparto ovino sono il fulcro della protesta: per ogni litro di latte, che al pastore costa circa 1€ solo di costi di allevamento (dunque lavoro, foraggio e quant'altro serva per mantenere sana una pecora), gli industriali pagano circa 0,60€ non permettendo ai pastori nemmeno di coprire i costi di produzione. La carne, in più, subisce la concorrenza delle produzioni estere - a volte vendute come nazionali grazie alla mancanza d'obbligo di indicare l'origine in etichetta. 

Inoltre non bisogna dimenticare che ogni giorno circa 3,5 milioni di litri di latte straniero (anche vaccino) varcano il confine e diventano magicamente "italiani" non esistendo, anche in questo caso, alcun obbligo per l'industriale di indicare la provenienza della materia prima. Ma non si tratta solo di un problema di etichettatura. Il latte straniero proverrebbe dalla Cina e soprattutto dai Paesi dell'Est che riuscirebbero a venderlo a un prezzo molto competitivo soprattutto grazie al basso costo del lavoro (5€ l'ora contro i circa 13€ del resto d'Europa). Si scrive "libero mercato", si legge "speculazione".

La Coldiretti chiede, oltre alla nuova contrattazione del prezzo del latte, un finanziamento regionale (non solo sardo, ma anche laziale, siciliano e toscano) per svuotare i magazzini e permettere ai pastori di ottenere nuove commesse. Soluzione tampone che rischia però di alimentare l'iniquità della filiera, se si pensa che gli industriali hanno prodotto quel formaggio con il latte acquistato  sotto costo.

Oggi stesso (30 agosto) la piattaforma di mobilitazione per il comparto di Coldiretti presenterà al governo le proprie proposte di soluzione* a un tavolo con il ministero delle Politiche Agricole. Staremo a vedere.

 

Sara Santolini

 

**http://www.coldiretti.it/docindex/cncd/informazioni/621_10.htm

Le notizie dell'estate (calda) e promemoria per l'imminente futuro

Prima pagina 5 agosto 2010