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Le notizie dell'estate (calda) e promemoria per l'imminente futuro

Se si è riusciti a rimanere immuni alla telenovelas Berlusconi-Fini-Tulliani-Feltri (più varie comparse) nel corso delle ferie di agosto, ovvero se si era capito che ai fini di un cambiamento decisivo nel nostro paese, comunque andrà a finire, non cambierà nulla, nel corso delle settimane passate ci sono state invero una serie di notizie interessanti. Naturalmente passate in secondo piano, rispetto agli appartamenti e ai mobili della cucina acquistati dall'ex capo di An e signora, ma di sicuro impatto superiore. 

Storia vecchia dei nostri media di massa, del resto l'estate è il regno del gossip.

Inutile insistere sulla querelle. Inutile anche commentare la nascita dell'Ulivo Bis come contromossa di una Sinistra in balia del nulla. Se si voterà non ci stupiremo che milioni di italiani torneranno imperterriti alle urne dividendosi tra curva Sud e curva Nord sperando nell'arrivo di un cambiamento. Ovvero in Godot. Ma la massa degli italiani non ha letto Beckett (e non ha letto evidentemente anche molto altro), dunque inutile aspettarsi qualcosa di diverso (nel caso, saremo pronti a segnalarlo).

Viceversa, dicevamo, sarebbe stato il caso di seguire le problematiche Usa, con gli incentivi fiscali alla fine, la nuova caduta del mercato immobiliare e la risalita della disoccupazione, mentre grossomodo dalle stesse parti, Obama ha ritirato buona parte delle truppe in Iraq dichiarando, tra un attentato e l'altro, di avere svolto un ottimo lavoro. In realtà lascia, come si vede, un paese distrutto e in preda alla guerra civile, oltre che cinque mila militari e oltre cento mila civili sul campo. 

Lo stesso si appresta a fare in Afghanistan, indicando una possibile data per il ritiro e coniando il termine "afganizzazione della guerra", che è un modo da elegante mentitore per nascondere il fatto che, una volta partiti gli Usa e i suoi vassalli, il governo Karzai durerà 24 ore e il paese invaso si troverà, naturalmente distrutto, alle prese con l'ennesima guerra civile interna. Grossomodo con una situazione risalente a decenni addietro, nel periodo post Unione Sovietica.

Ma ancora: la Russia posiziona missili "per difendere il proprio spazio", in realtà in chiave evidentemente anti-Usa (visto che gli Stati Uniti "usano" la Polonia per piazzare i loro), mentre l'Iran si arma (come è giusto che sia, per ogni paese sovrano) e nel triangolo Palestina-Libano-Israele iniziano le scaramucce decisive (oltre all'incognita Pakistan: avete letto le dichiarazioni dell'esponente pakistano a Londra secondo il quale la guerra in Afghanistan è ormai bella e persa?).

Capitolo economia: la Grecia è in ginocchio e sta sprofondando ogni giorno di più, con zone in cui la disoccupazione è al 70%, le tasse sono aumentate e i redditi diminuiti, sperando sempre in una ripresa economica che non si capisce (non lo si è mai capito, sin dall'inizio) da dove possa ripartire. Altri paesi sono stati declassati, la Gran Bretagna sta per subire la caduta della Sterlina (ne riparliamo in autunno) e per rimanere al nostro, oltre al caso Fiat - ovvero le prove tecniche di cinesizzazione del lavoro in Italia (schiavitù) - nel prossimi imminenti mesi arriveranno a scadenza i sussidi per le cassa integrazioni. A quel punto delle due l'una: i lavoratori saranno riassorbiti nelle fabbriche oppure andranno a casa. Senza denaro. Quale delle due situazioni appare più probabile visto lo stato dell'economia nel nostro Paese?

Parentesi Germania: va forte, dicono. E si fa per dire. Esporta bene, per ora. Ma a chi? A chi tra un po' non avrà più denaro per acquistare? E a quel punto? Ognuno tiri le somme.

Troppe cose (e ne abbiamo lasciate per strada diverse) per un aggiornamento di rientro dalle ferie. Ma sufficienti a dipingere un quadro piuttosto inquietante. Che descriveremo giorno per giorno. I prossimi imminenti mesi sono decisivi sotto tanti punti di vista. Urge rimanere attenti, lucidi, e capire la situazione. Proveremo a farlo sulle pagine di questo sito e sul mensile, come sempre.

Per ora, bentrovati.

Valerio Lo Monaco

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