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Evviva Gheddafi, ovvero i suoi soldi

La visita del leader libico a Roma è sempre un momento di puro divertimento - per chiunque non voglia andare a fondo e si fermi al semplice "folklore", per dirla alla Berlusconi. Ma non ci interesserebbe la sua tenda beduina - seppure preferiremmo non vederla nei parchi romani - né le sue lezioni sulla condizione della donna, e tantomeno il fatto che vada in giro a regalare il "libro verde della rivoluzione" accanto al Corano se non fosse che, al di là del "folklore", le motivazioni del suo agire e della sua presenza restino importanti. Berlusconi permette al leader libico di dare spettacolo senza opporsi - superando perfino lui come "one man show" (non ce ne voglia il Presidente del Consiglio per questo) - solo perché ha serie motivazioni per mantenere il cosiddetto Trattato di amicizia*.

Gheddafi è in Italia per parlare di soldi - tanti - e per aprire le porte della Libia a importanti aziende italiane. Prima su tutte l'unica vera azienda italiana che non conoscerà mai crisi: Finmeccanica. Questa Spa, dopo aver ottenuto, in tempi di manovra economica "lacrime e sangue", una commessa plurimilionaria dal nostro Paese per la fornitura di mezzi militari e sistemi di comunicazione digitalizzata per la difesa, si appresta a incassare, tramite la Selex sistem, la fornitura di un sistema satellitare di controllo delle frontiere libiche. 

La seconda società interessata a che i rapporti italico-libici rimangano rosei è l'ENI. Fino al 2042 l'Eni potrà, assieme alla National Oil Corporation**, produrre petrolio. La terza sarà, presumibilmente, Autostrade Spa e tutte le altre aziende di costruzione di strade: parte dei fondi italiani inviati a Gheddafi come risarcimento del passato coloniale (cosa mai vista) saranno utilizzati per la costruzione di una autostrada lungo la costiera libica. C'è poi l'Impregilo - presente in Libia da almeno 20 anni - che ha ottenuto commesse per 360 milioni di euro per lavori di urbanizzazione e altri 400 milioni per la realizzazione di tre centri universitari. Si tratta della stessa società che in Italia ha costruito quasi tutto quello che poteva ottenere tramite commesse statali, compreso l'ospedale San Salvatore (il tristemente noto ospedale de L'Aquila), l'inceneritore di Acerra e la TAV.

Come dire: i soldi comprano tutto. Dignità compresa.

 

Sara Santolini

 

*http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apritelecomando_wai.asp?codice=16pdl0017390

**compagnia petrolifera libica 

Prima pagina 31 agosto 2010

Jackson delle amazzoni