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Jackson delle amazzoni

Sconcerto a Campo de’ Fiori: qualche sera fa gli abituali frequentatori del santuario romano delle bevute devono essersi ritenuti più ebbri del solito avendo creduto di veder apparire un redivivo Michael Jackson. Falso allarme: le leggenda metropolitana che non sia morto è falsa. Non si trattava, infatti, né di lui né di un macabro sosia, bensì di un suo collega dello show-business: il “Colonnello Gheddafi del circo delle Amazzoni” in una delle sue rare apparizioni fra la folla.

Probabilmente questi era capitato nella piazza principale della sua scialba “movida” romana, per convertire all’Islam gli empi bevitori che la impestano. Peccato che bere un cappuccino di notte, come il più cafone dei turisti di oltralpe o oltreoceano, non sia stata la mossa più azzeccata: gli infedeli, ahinoi, hanno continuato tranquillamente a bere, magari scambiandolo, impuri fumi dell’alcol, per un vucumprà particolarmente caratteristico.

Eppure la scelta della piazza era stata effettuata con fine discernimento. È infatti sfuggito ai nostri più fini analisti che Campo de’ Fiori è considerata la piazza più laica della capitale perché, oltre alla statua di Giordano Bruno, è l’unica piazza della Roma “storica” dove non si affaccino chiese. Avrà forse pensato che questo avrebbe potuto facilitargli il compito, invece fra il severo, e serio, sguardo della statua dell’arso vivo e i fumi dell’alcol l’impressione che si trattasse di un sosia grasso di Michael Jackson deve aver prevalso nelle obnubilate menti degli astanti.

Non si possono, però, neppure dar loro troppi torti, perché, a parte la tenuta decisamente simile a quelle di scena della pop star, entrambi hanno le loro fisime di artisti. Lasciamo perdere quelle alimentari, sarebbe troppo facile, ma, ad esempio, come uno viveva a Neverland, l’altro esige il suo tendone. Anche se, a onor del vero, una differenza di fondo c’è: Michael preferiva la compagnia dei bimbi, mentre il “Colonnello” è sempre accompagnato da belle donne, con le quali pare avere grande successo, almeno sul piano religioso.

Si sono viste, presso il tendone da circo, scene degne di “Drive in”, ma in fondo sempre di produzione Fininvest si trattava, ed altrettanto da ridere, anche se quella delle hostess reclutate per assistere alle lezioni di corano di Gheddafi, con tanto di conversioni nel giusto, credibile, numero, era comicità involontaria. Tutte belle ragazze, diciamo così per non essere volgari, naturalmente, anche perché dove sarebbe stata la grandezza di Gheddafi nel convertire cozze che giusto col niqab possono sperare di rimorchiare, tanto per fare una disgustosa riflessione maschilista occidentale. Il Colonnello, invece, ha convertito tre possibili veline, magari salvandole da una peccaminosa carriera ministeriale, che dovranno però abbandonare per sempre, perché in molti paesi islamici, non la Libia per onestà va detto, certe “carriere” terminano con la lapidazione.

La via, auspicata dal Colonnello di completa islamizzazione dell’Europa, non sembra però avviata sui migliori binari: le hostess, reclutate da apposita agenzia, supponiamo religiosa per novizie, in numero compreso fra duecento e cinquecento (come al solito sui dati organizzatori e questura divergono), sono costate fra gli 80 e i 64 “euri”, a seconda delle fonti ufficiali di corridoio, senza poi contare il costo del corano in omaggio, ma solo 3 di queste si sono convertite. Se si continua così il petrolio si esaurirà prima che la missione sia compiuta. Meglio l’islamizzazione all’antica sul filo della scimitarra, che è più rischiosa ma costa meno ed è meno ipocrita. E anche se l’ipocrisia è molto apprezzata oggi, non è ancora quotata in borsa. 

Le conversioni delle hostess hanno avuto ampio risalto sulla stampa islamica e, se riusciamo a superare il ridicolo e la vergogna, è un fatto importante: Gheddafi, che era il Saddam degli anni 80, è un soggetto abbastanza addomesticato ma ha ancora un forte carisma fra la sua gente. Che si ponga come alternativa agli integralisti di Al Quaeda come principale islamizzatore delle corrotte società occidentali ha una importanza strategica: questa buffonata, riportata dai giornali che si leggono da destra a sinistra, come: “Gheddafi converte le italiane” spiazza chi tratta Carlà come puttana. Per una volta la “francese” l’aveva fatta giusta e l’epiteto era immotivato.

Per la cialtroneria con cui è stato orchestrato “l’evento Gheddafi”, l’unica persona che avesse cose serie da dire, Giovanna Ortu presidente dell'Airl, l'associazione degli italiani rimpatriati dalla Libia, è stata quasi completamente silenziata: non si deve sapere che gli indennizzi previsti dopo i celebrati accordi, 150 milioni di euro per tre anni per i nostri profughi, non sono ancora arrivati. Al massimo le terrazze della sinistra cachemire/destra mulino bianco si possono preoccupare dei “profughi” che (non?) arrivano più dalla Libia, però pare che la Ortu sia stata magnanimamente invitata allo spettacolo equestre berbero-carabinieresco previsto a Tor di Quinto. Sì, Tor di Quinto: non pensate male, la caserma dei carabinieri è là.

Le cose più serie su questa visita sono state le battute, spesso feroci, ma sempre azzeccate che sono rimbalzate fra i social network. Neppure l’articolo di Repubblica, il più serio e circostanziato fra gli sprechi di carta e inchiostro sul tema riesce a tenere fino in fondo, sputtanandosi infatti nell’ultimo periodo, là dove accomuna al “Cavaliere” e al “Colonnello”, Chavez e Putin, trattandoli tutti da gente unita dalla tendenza al Satrapismo. Gli ultimi due, però, si amino o no, sono personaggi di ben altra levatura, e la frase dimostra come Repubblica non sia un giornale che tenga alla dignità e alla serietà di una nazione, e ancor meno che sia un giornale di “sinistra”, ma solo che è un giornale legato a potentati economico-finanziari cui Chavez e Putin, e a quanto pare anche i due circensi, danno molto fastidio. Forse che non siano così potenti, i potentati atlantici?

Il Gehddafi che vuole l’Europa islamica è da condannare con risolutezza, ma anche con una risata visto il contesto in cui ha chiamato allo sforzo. Altrettanto, però, lo è la stizzita risposta storaciana che rivendica la tradizionale cristianità dell’Europa. Qualcuno, visto che a scuola lui era distratto, dovrebbe rispiegargli, e sui social network molti gruppi e profili pagano-contemporanei lo hanno fatto, che la Tradizione religiosa europea è pagana non cristiana, così come fra Afghanistan e Pakistan la Tradizione la custodiscono solo i dionisiaci Kalash del Kafiristan e nessun altro.

A chi ha chiosato, poi, che l’affronto della dichiarazione islamizzante del Colonnello era stato fatto addirittura in Roma “capitale del cattolicesimo” va anche ricordato che quella è Città del Vaticano, sita peraltro fuori dai confini della Roma Tradizionale, mentre Roma è “solo” capitale d’Italia e che fu capitale del mondo finché un imperatore usurpatore non la vendette ad una religione che è stretta parente a quella di Gheddafi.

Ma a parte le polemiche sulla vera Tradizione europea, andrebbe ricordato che l’Europa è laica e non può essere piegata ad alcuna religione astemia, sessuofobica e totalizzante, mentre la “Religione” cui l’Italia dovrebbe convertirsi è quella dello Stato, il Sacro Culto delle Istituzioni, cui, però, per primi dovrebbero convertirsi i “sacerdoti” eletti a custodi di libertà e indipendenze conquistate dopo secoli: perché con i “preti” istituzionali che ha la nostra Italia anche il “Colonnello delle amazzoni” ha una sua dignità e una credibilità profonda.

Ferdinando Menconi

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