Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Dell’Utri contestato. Per ottimi motivi

Tutti hanno diritto di parola, in una democrazia liberale degna di questo nome. Il principio è talmente banale che è l’unico che sia venuto in mente alla finta verginella Pigi Battista sul Corriere di ieri per stigmatizzare i giovani che lunedì hanno contestato il mafioso Marcello Dell’Utri a Como (“Assedio a Dell’Utri, zittito a Como”). Il  senatore condannato in appello a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa era infatti l’ospite d’onore di un convegno in cui lui, che ostenta la bibliofilia quasi come un aulico lavacro della propria fedina penale unta e bisunta, avrebbe dovuto salire in cattedra a illustrare i famosi “diari segreti di Mussolini”, una mezza bufala vecchia di decenni. «Ma vi sembra giusto aver invitato qui un condannato in appello a sette anni per mafia?», è sbottato uno dal pubblico. Da lì in poi è insorto il gruppo di ragazzi riunitosi su Facebook all’insegna del “No a Dell’Utri a Parolario” (che è il nome dell’associazione organizzatrice dell’evento). Magliette che insieme componevano la parola, assolutamente legittima vista la sentenza, di “mafioso”, uno striscione che lo prendeva in giro (“Marcello, baciamo le mani”), volantini che si chiedevano giustamente perché invitare un figuro del genere in un’occasione di livello culturale. Risultato: clima incandescente, lo “storico” Dell’Utri si alza e se ne va. 

Ora, se l’animatore di Publitalia, braccio pubblicitario del Cavaliere, il fondatore dei Circoli del Buongoverno (un’ardita metafora), il politico berlusconiano Marcello Dell’Utri fosse incensurato, o anche indagato e in quanto tale presunto innocente fino a prova contraria, l’opportunità che se ne andasse a spasso per l’Italia a darsela da filologo di testi alquanto dubbi, magari infiocchettando qua e là qualche elogio del Duce, non sarebbe in discussione. Gli si potrebbe al massimo rinfacciare di essere un cazzaro, come dicono a Roma. O, alla peggio, di fare della rivalutazione del fascismo a buon mercato. Amen: siamo pieni di ballisti, storiografi della domenica, politicanti che si danno arie da intellettuali. Se poi, per sconfinare nella fantascienza, Dell’Utri fosse pure un signore, beninteso senza maleodoranti sospetti di collusioni criminali, che dovesse limitarsi a esprimere opinioni nell’agone politico, tendergli un agguato sarebbe puramente e semplicemente incivile.

Ma il suo caso è quello che sappiamo. Dell’Utri è stato giudicato in appello, e perciò nel merito, un alleato di Cosa Nostra. Uno che trafficava con le coppole. E da amico degli amici è stato, ed è, uno dei più stretti collaboratori dell’attuale Presidente del Consiglio fin dagli esordi, quando dai manager di Publitalia venne selezionato il primo organico di Forza Italia. “Squadristi rossi”, ha bollato il quotidiano Libero (di ossequiare il Capo) i contestatori di Como. Rossi o no, quegli incursori hanno rimarcato il bisogno di ristabilire un minimo di decenza. Non è possibile che il mafioso Dell’Utri, immunizzato dal suo scranno parlamentare, se ne vada in giro pacifico e col piglio professorale a rendere conto non dei suoi reati ma della sua passione per l’archeologia storica. Non solo è uno schiaffo in faccia a coloro che, buoi alla macina, rispettano ancora la legge. E’ prendersi gioco, bellamente, sfacciatamente, sfrontatamente, di chi ha a cuore, povero illuso, quella cosa chiamata dignità. 

 

Alessio Mannino

Secondo i quotidiani del 01/09/2010

Prima pagina 31 agosto 2010