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Onorevoli disonorate. Come la politica

L’onorevole Angela Napoli dichiara che non esclude "che senatrici o deputate siano state elette dopo essersi prostituite” e si leva un immediato sdegnato coro di protesta, naturalmente non da parte dell’opinione pubblica ma da parte della classe politica che si schiera a difesa dell’onorabilità delle onorevoli, e meno male che non ha parlato del governo, magari questo avrebbe trovato, per una volta, anche il sostegno delle opposizioni.

In fondo la Napoli non ha fatto altro che dire ciò che tutti pensano: per una rara volta un politico è in sintonia con l’elettore, con quella vox popoli che in questo caso sa molto di vox Dei, e proprio questo è il fatto inaccettabile. Il problema è, poi, anche nel fatto che la Napoli ha aggiunto “purtroppo può essere vero e questo porta alla necessità di cambiare l'attuale legge elettorale. È chiaro che, essendo nominati, se non si punta sulla scelta meritocratica, la donna spesso è costretta, per avere una determinata posizione in lista, anche a prostituirsi o comunque ad assecondare quelle che sono le volontà del padrone di turno”, mettendo a nudo i difetti principali della legge elettorale che non prevede quelle preferenze che la gente vuole ma che i partiti rifiutano, preferendo, in maniera bipartizan, imporre le volontà delle segreterie su quella popolare.

È sotto gli occhi di tutti che la meritocrazia non c’entra nulla con la composizione delle liste, sia al maschile che al femminile: il dover “assecondare quelle che sono le volontà del padrone di turno” non riguarda, infatti, solo le donne ma anche gli uomini. Ulteriore colpa della Napoli è, anche, di aver usato il corretto termine “padrone”, che ha disturbato un po’ tutti, anche quel Fini che si lamenta delle espulsioni e della gestione padronale del PdL: proprio lui aveva seguito gli stessi, deplorevoli, sistemi, quando era il padrone di AN.

Fini (GF) si è, infatti, immediatamente schierato a difesa dell’onorabilità del parlamento ed ha abilmente rivoltato la frittata: “Ledere la dignità delle deputate con accuse generalizzate quanto teoriche, e quindi indimostrabili, non può essere consentito (...) per il rispetto che si deve al Parlamento…”. Ma chi lede il dovuto rispetto per le istituzioni? Chi mette in lista gente impresentabile o chi denuncia lo sputtanamento delle istituzioni causato proprio dai metodi di selezione della classe politica? Fini prosegue “né per la considerazione che si deve avere per tante donne che, al pari dei colleghi di genere maschile, fanno politica con passione e disinteresse.”. Ma quelle donne la Napoli non le ha offese, le ha anzi difese denunciando che le donne, ma anche gli uomini aggiungiamo noi, che si impegnano con passione vengono scavalcate da quelle che hanno, diciamo, la passione di “Bocca di rosa”, o che comunque vanno avanti per ruffianeria e non per merito. Si sa: sono queste le persone gradite alle segreterie.

Naturalmente questa interpretazione non la si è voluta vedere, meglio mistificarla, a destra come a sinistra. A sinistra si svicola, evitando così di entrare nel merito, con il falso virgolettato dell’Unità, «Elette nel Pdl dopo essersi prostituite», quando la Napoli non ha specificato affatto PdL, non è solo nel PdL che la meritocrazia ha poco senso, ha poi detto “padrone di turno” non “Berlusconi”, ma come ben sappiamo basta poco, un’innocente aggiunta, per aggiustarsi la verità a proprio uso e consumo. A destra invece c’è stata una levata di scudi, alcune parlamantari del PdL hanno reagito come fossero state chiamate direttamente in causa, quasi fosse stato un mirato attacco personale. 

In una nota Melania Rizzoli (Pdl) reagisce con un quindi “siamo tutte prostitute, avendo ognuna di noi pari dignità di fronte al Parlamento”. Veramente la Napoli ha denunciato il contrario, solo alcune si sono prostituite, mentre altre hanno solo assecondato il padrone, e comunque sia entrambe le categorie usurpano la “pari dignità” di fronte al Parlamento: solo quelle denunciate dalla Napoli che offendono le vere attiviste. Beatrice Lorenzin, sempre del PdL, invece dichiara: “Da parte dell'on. Angela Napoli è arrivato un attacco squallido e infamante che nulla ha a che fare con la politica”. Invece è esattamente il contrario: ha molto a che fare con la politica. Chi non ha nulla a che fare con la politica, invece, anche dopo aver posato il culo sulla poltrona, sono parecchi parlamentari, ambosessi va detto, specie nelle file del Pdl.

Barbara Saltamartini, responsabile delle Pari opportunità del PdL getta la maschera quando sottolinea come sia "tristemente ridicolo che la collega lanci accuse di questa risma solo per sponsorizzare la modifica della legge elettorale”: che sia paura di perdere il posto se sarà l’elettore a indicare chi vuole in Parlamento? Il nocciolo della questione è tutto lì, si rischierebbe di avere attivisti con preparazione politica che, si sa, sono più difficili da controllare.

Che la Napoli poi sia persona eletta per capacità e non per piaggeria lo si deduce dalle dichiarazioni della sopra citata Melania Rizzoli: “(Angela Napoli) fa delle dichiarazioni da donna frustrata sessualmente e diffamatorie nei confronti di tutte le senatrici e deputate del Parlamento italiano”. Se la Napoli è una donna sessualmente frustrata sarà anche una che nessuno ha voluto si prostituisse e che, quindi, si lamenta del doversi essere fatta largo in politica faticando invece di aver potuto usufruire di facili scorciatoie, e poi, ribadiamo, la Napoli non ha offeso “tutte le senatrici e deputate del Parlamento italiano”, ma solo quelle che hanno usurpato la scranna e siedono fianco a fianco di quelle meritevoli, quelle che in realtà la Napoli ha difeso. Come conferma la nota di scuse che la Napoli ha dovuto emettere: “Non penso di aver criminalizzato le colleghe del Parlamento Italiano, né ritengo che debbano sentirsi da me oltraggiate coloro, e sono convinta la stragrande maggioranza, che hanno conseguito meritoriamente il seggio parlamentare e, comunque, me ne scuso”. Chissà se anche la Rizzoli si scuserà delle offese da lite da pianerottolo lanciate alla Napoli? Nessuno gliele ha chieste, però, figli e figliastri della politica.

Condiamo, però, anche con la Lorenzin, quando dichiara: “Faccio un appello, questa volta sì, non solo alle donne del mondo politico, ma anche agli uomini, alle istituzioni e in particolare ai mass media per riportare il dibattito in un ambito di civiltà che non svilisca cento anni di lotte e battaglie per il raggiungimento dei diritti civili e politici delle donne italiane": che è, in realtà, proprio quello che la Napoli ha cercato di fare.

Non c’è stato nessun attacco alle “donne, facendo leva su un facile pregiudizio maschilista e gossipparo”, per usare le parole della Lorenzin, ma al contrario è stata portata all’attenzione dell’opinione pubblica una stortura evidente dell’attuale legge elettorale, che l’uninominale secco o doppio turno non correggerebbe, adducendo una seria argomentazione perché si modifichi la legge elettorale in un senso che possa ridurre la presenza in Parlamento, e per conseguenza al governo, di gente che ha il solo merito di inginocchiarsi davanti al padrone a vantaggio degli attivisti appassionati, qualunque sia il loro sesso.

 

Ferdinando Menconi

Secondo i quotidiani del 10/09/2010

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