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La BCE: nuova Settimana Enigmistica

Passato il fine settimana, il rebus lanciato la fine della scorsa resta ancora da decifrare. A patto vi sia stato qualcuno che abbia tentato di farlo. Parliamo dell'ultima dichiarazione della BCE in merito alla crisi e allo stato dell'economia, nel periodico rapporto mensile.

Testualmente: "In futuro la ripresa dovrebbe procedere a un ritmo moderato a fronte di una perdurante incertezza".

Per la verità il rebus lanciato da Trichet - che di questo si tratta - e le dichiarazioni di tale tenore, si susseguono da un paio di anni. Solo in Italia abbiamo avuto, in merito a crisi ed economia, delle parole certe, e sono venute dalla bocca del nostro Presidente del Consiglio secondo il quale, a più riprese, eravamo fuori dalla crisi già da un pezzo. Naturalmente alla cosa hanno abboccato in pochi, mentre molti di più hanno preso e prendono come riferimento proprio la Banca Centrale Europea. Questa, però, si lancia ogni mese con dichiarazioni come quella che abbiamo appena trascritto. La ripresa "dovrebbe" andare avanti (il che significa che è in atto e che forse continuerà il suo corso) a un ritmo "moderato" (cosa si intenda per moderazione non è dato sapere) a fronte, però, di una "perdurante incertezza" (ovvero, non ci si capisce nulla).

Gli enigmisti "più abili e allenati", siamo sicuri, avranno però colto che oltre al vacuo specchietto per le allodole il vero punto della questione, ovvero le dichiarazioni di Trichet più importanti da mettere a fuoco, sono altre. E guardano altrove. Precisamente volgono nella direzione unica possibile indicata (dagli economisti di grido stessi) per uscire dalla crisi: risanamento dei conti pubblici e diminuzione dei salari.

Ciò che possiamo ormai nominare come "effetto Grecia". L'invito - si fa per dire - della BCE è quello di procedere al graduale aggiustamento dei conti pubblici e di fare riforme strutturali per la ripresa del terreno perso nel campo della competitività.

Traduciamo: la crisi mondiale, causata da Banche e multinazionali, speculatori e squali della globalizzazione, deve essere pagata dai lavoratori e cittadini dei singoli stati. Problema sovrannazionale, soluzione imposta a livello locale. Cosa della quale abbiamo parlato spesso, qui sul Ribelle, e in tempi non sospetti.

L'invito specifico riguarda il contenimento dei salari: "le misure dovrebbero assicurare che il processo di  contrattazione dei salari ne consenta il flessibile e appropriato adeguamento alle condizioni di disoccupazione e alle perdite di competitività". È in sostanza il "patto sociale" indicato, a casa nostra, da Marchionne. Dopo anni di speculazioni borsistiche, quando le aziende fruttavano alla grande mentre gli operai rimanevano operai, ora gli stessi devono accettare di guadagnare ancora meno. Si lega il salario alla produttività ora che questa è scarsa mentre naturalmente ci si è ben guardati di farlo quando le cose andavano meglio.

Tutto, secondo la BCE, deve essere teso a "potenziare la crescita della produttività (per stimolare) ulteriormente il processo di aggiustamento (delle) economie" dei vari paesi.

Dulcis in fundo, ci vuole "una svolta nel risanamento dei conti pubblici".

Sinteticamente: salari più bassi e tasse più alte. Esattamente cosa avviene dalla parti di Atene. Come pensano di far ripartire l'economia in tale modo non è dato sapere, né logicamente né dal punto di vista prettamente intuitivo.

Probabilmente - ma questa è nostra congettura - la "perdurante incertezza" nella ripresa alla quale allude la BCE deriva non tanto dalla economia stessa, ma dal fatto che la ricetta indicata per la ripresa stessa è, con tutta evidenza, oltre che inutile anche insostenibile, e dunque è probabile che in varie parti dell'Europa possano esplodere conflitti di vario tipo. Naturalmente senza collegamento diretto, ma non è un caso che, sempre nella stessa settimana scorsa, in Francia siano scese in piazza un milione di persone contro la riforma delle pensioni si Sarkozy, a Londra abbiano scioperato i lavoratori della metropolitana, in Grecia ci sia stata la dimostrazione degli autocarri e più in generale vi siano, in incubazione, diversi altri punti caldi su tutto il territorio europeo.

L'autunno si prospetta infuocato più dell'Estate che abbiamo alle spalle. E cercheremo di raccontarlo e spiegarlo punto per punto, come al solito. Ad iniziare dai sedicenti accordi di Basilea3, sui quali approfondiremo domani.

 

Valerio Lo Monaco

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Secondo i quotidiani del 13/09/2010