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Quando il debito cresce... si preparano BCE e agenzie di rating

Non che ci volesse la palla di vetro o la Pizia di Delfi. E neanche interpretare una terzina di Nostradamus. Ma la rimozione di ipocrisia sì, così come la volontà di vedere le cose per quello che sono e non per quello che vorremmo che fossero: il debito pubblico italiano è in crescita. In forte crescita. Come quello di tutti i Paesi europei, sia chiaro. Ma intanto, dedichiamoci al nostro.

Lo dice la Banca d'Italia, il che può significare poco o molto, dipende dai punti di vista. La Banca d'Italia fa gli interessi dei suoi azionisti, ovvero le Banche che in teoria dovrebbe controllare, ma in questo caso il messaggio è comunque utile a tutti. Almeno per prendere coscienza di quanto sta accadendo. 

Un paio di numeri e poi la (semplice) analisi: il nostro debito pubblico (diviso equamente tra ognuno dei cittadini italiani) al momento è pari a 1.838,296 miliardi di euro. Grossomodo circa 30 mila euro cadauno, uomini donne anziani e bambini. Per non parlare di quelli nascituri. Una cifra complessiva che solo un idiota potrebbe pensare di poter restituire, o prima o poi. È il record toccato a luglio scorso. Non solo. Siccome congiuntamente a questo - ovvero a un aumento del 4.76% in un anno - c'è anche l'ovvio calo delle entrate tributarie (le aziende e i privati guadagno meno e dunque versano meno imposte) il rapporto deficit-pil (quest'ultimo di circa l'1%) è destinato a salire.

Fin qui anche un adolescente può capire bene la cosa e lo stato disastroso di un Paese che è tecnicamente fallito da anni. Ciò che invece, e non gli adolescenti, ma la maggioranza degli italiani, fatica a capire, è la direzione che questa cosa prevede e soprattutto la destinazione finale. Come al solito, imboniti come pecoroni (avete visto la prima pagina dell'ultimo numero del mensile?) dai vari opinionisti e politici da salotto, ciò che non si riesce a mettere a fuoco è che il circolo nel quale siamo, dal punto di vista economico, è vizioso. E non può che condurre a situazioni sempre peggiori. Lo Stato spende più di quanto incassa. Incassa meno perché il nostro sistema sta crollando e l'economia e i posti di lavoro sono in calo, e non può che continuare su questa strada considerando che il sistema economico - ancora più semplicemente: matematico - per uscire dalla crisi, ovvero produrre e consumare di più, stanti così le cose non può essere attuato. Ergo il debito aumenta. Infinitamente.

Per spendere meno si dovrebbero ridurre i servizi (ed eliminare gli sprechi, cosa che non avverrà mai, visto che questa classe politica che abbiamo si alimenta e si auto sostiene proprio grazie alle clientele di vario tipo). Oppure si dovrebbero aumentare le tasse. Pagate da chi e come non è dato sapere, visto che in generale gli italiani stanno messi peggio di prima, i posti di lavoro si perdono, le fabbriche chiudono. Senza considerare, naturalmente, che anche ripartisse l'economia sempre verso uno schianto andremmo, per la stessa natura del meccanismo nel quale siamo (discorso noto almeno ai lettori di Massimo Fini e di questo giornale).

L'ultima bolla (ne parlammo già qui, ed era il mese di maggio 2009: L'ultima bolla. Prepariamoci) è dunque quella del debito pubblico: far gonfiare quello, visto che altro non si può fare, spostando in là, e su "spalle" non meglio precisate, la resa dei conti.

Ma, e il cerchio inizia a chiudersi, ecco accorrere la Banca d'Italia a dare il suo monito. E presto la BCE: i parametri non possono saltare. E quindi non stupirà che da un momento all'altro le varie (private) agenzie di rating internazionali decideranno di declassare l'Italia. Con quello che ne consegue. E che in Grecia, per essere chiari, è già in stato avanzato.

A quel punto accorreranno le Banche private in "salvataggio" concedendo denaro, piegandoci con l'interesse a strozzo legalizzato, ai loro tassi e al mercato delle speculazioni. A quel punto - ma già ora - saremo schiavi del tutto.

Senso di soffocamento? Chi ha capito la situazione lo prova. Resta da vedere quando la cosa sarà capita dalla massa inerme. Che forse solo allora si potrà pensare di prendere le armi. E probabilmente non sarà la cosa peggiore a poter accadere.

 

Valerio Lo Monaco

 

 

 

Ore 20: Mentana Show! (meglio di tutto il resto, comunque)

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