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Aiuto, c’è il summit sullo sviluppo!

Dal 20 al 22 settembre prossimo si terrà un summit mondiale per discutere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Firmati nel 2000 da 191 capi di Stato e Governo, costituiscono un patto in base al quale i leader mondiali si impegnano a raggiungere uno sviluppo più equo entro il 2015. 

Una delle mete da raggiungere sarà la riduzione della povertà. Proprio in questi giorni, un report della Fao ha aggiornato i dati sulle  persone indigenti; sebbene nell’ultimo anno siano diminuite, il problema della fame è ancora lontano dall’essere risolto. Per aumentare la produzione di cibo, una delle soluzioni proposte dalla stessa Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura, riguarda l’utilizzo delle biotecnologie nei paesi in via di sviluppo in ambito agricolo e agroindustriale. 

Secondo Shivaji Pandey, direttore della divisione produzione e protezione dei vegetali della Fao, «le biotecnologie agricole inglobano un largo ventaglio di strumenti e di metodologie che sono applicate in una certa misura in agricoltura, allevamento, forestazione, pesca, acquacoltura ed agro-industrie per lottare contro la fame e la povertà, contribuire all'adattamento ai cambiamenti climatici e mantenere la base delle risorse naturali nei Paesi in via di sviluppo». Tuttavia, per rendere accessibili queste tecniche «ai Paesi in via di sviluppo e assicurarsi che rispondano ai bisogni particolari dei piccoli agricoltori e produttori, il sostegno della Fao, di altre organizzazioni internazionali interessate e dei donatori di fondi è indispensabile»

E l’Agra, l’Alleanza per una rivoluzione verde, subito tende la mano. Il suo scopo è valorizzare e migliorare il settore agricolo nei paesi africani attraverso la promozione di colture ad alta resa, cioè semi che permettono abbondanti raccolti e che però devono essere acquistati ogni anno e che, “per rendere”, hanno bisogno di una vasta gamma di fertilizzanti, pesticidi ed erbicidi. Il presidente del consiglio d’amministrazione dell’Agra è l’ex Segretario dell’Onu, Kofi Annan. I principali finanziatori sono due fondazioni, la Rockefeller e la Gates che hanno avviato un programma di ricerca sulle sementi. Di recente, la Fondazione Gates ha investito circa 23 milioni di dollari nell’acquisto di quote della Monsanto, la multinazionale chimica statunitense che a giugno ha donato circa 500 tonnellate di sementi agli agricoltori di Haiti. I contadini haitiani non hanno gradito “l’aiuto umanitario” rifiutandolo platealmente con una serie di manifestazioni sia in piazza sia on line. 

Alla base della loro protesta c’è la natura stessa dei semi, in quanto la resa dipende dall’utilizzo di una consistente quantità di pesticidi e fertilizzanti chimici, che in seguito andrebbero ad inquinare le terre e le falde acquifere. L’aspetto peggiore, inoltre, è che tali semi devono essere riacquistati ogni anno con la conseguenza che i contadini sarebbero costretti a rifornirsi sempre dalla Monsanto, che è l’unica a detenere i brevetti e a poterli produrre. 

Molti agricoltori del Nord e del Sud del mondo, cioè i diretti interessati dei programmi di sviluppo proposti da associazioni come l’Agra, da diverso tempo si sono riuniti per formare il movimento internazionale dei lavoratori agricoli chiamato “Via Campesina”. L’obiettivo è cercare di contrastare l’utilizzo delle monocolture per proteggere i loro prodotti tradizionali e costruire un sistema di alimentazione sostenibile, rifiutando  l’idea che le tecnologie e le monoculture siano la soluzione al problema della fame. Di parere diverso sono però le grandi istituzioni che se ne stanno occupando: l’Onu, la Fao e l’Agra. E questo lascia pensare che le “politiche di sviluppo” che verranno decise dal 20 al 22 settembre saranno solo nuove e pericolose distorsioni contro le quali lottare.

 

Pamela Chiodi


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