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Immigrazione: il tema degli ignoranti

Parleremo in modo diffuso e articolato, per quanto possibile, sulle pagine del prossimo numero del mensile in merito all'annoso tema dell'immigrazione (e a quello dell'integrazione). È argomento di attualità considerando quanto avviene in Francia e alla Unione Europea, ma è tema generale di importanza fondamentale. Per questo non può essere affrontato nelle poche righe di un aggiornamento quotidiano come questo.

L'impostazione generale è però molto semplice, e in attesa di dire la nostra nella versione mensile si può indicare qualche punto base di riflessione, magari per interpretare meglio anche le notizie di stretta quotidianità.

L'attualità ci parla di norme piuttosto severe, in merito all'espulsione, provenienti dalla Francia di Sarkozy, seguite da un rimprovero decisamente forte da parte della Unione Europea, con conseguente replica da parte del Presidente francese (i dettagli importanti, in questo articolo). Questo sino a ora.

Per comprendere la cosa nella sua globalità - mai termine più adatto - il primo dato che emerge è relativo al fatto dell'ennesimo scontro tra sovranità nazionale e potere sovrannazionale. In questo caso Francia-Unione Europea. Storia vecchia, applicabile a tanti altri casi in differenti campi eppure con la medesima contrapposizione (per quel che ci riguarda) Stati-Unione. 

È forse semplicistico, ma in questo caso corretto, rilevare che se l'Unione Europea non si dota di una politica condivisa e accettata, e poi rispettata, per la regolamentazione dell'accesso degli stranieri in UE (ammesso che la cosa si voglia e si debba regolamentare, visto anche a questo proposito ci sono diverse scuole di pensiero) ebbene se non vi è una politica condivisa a livello europeo risulta evidente che siano i singoli Stati a dover rispondere in proprio. In modo giusto o sbagliato che sia, che si possa accettare o meno, se uno Stato sovrano decide in un tal senso la cosa è in ogni caso legittima e va rispettata. 

Alcune regole ci sono, beninteso - per esempio sono quelle al centro del dibattito del momento - ma non tengono conto di tante e differenti realtà locali. Al solito, il potere dall'alto si scontra con le necessità del basso.

Per di più, ulteriore aggravante (e semplifichiamo ancora) è evidente anche il fatto che all'interno dell'Unione Europea vi siano condizioni di sofferenza molto differenti, in merito alla permeabilità all'immigrazione di certi Paesi rispetto ad altri. L'Italia ad esempio è uno dei Paesi più esposti, per ovvi motivi geografici (oltre che politici...) alla ricezione di immigrazione.

Come è possibile rispettare delle regole generali in luoghi che hanno così grandi differenze nella virulenza del fenomeno? Di qui l'anacronismo di una querelle impostata su basi ridicole, considerando il fatto che lo scontro tra locale ed europeo, come detto, non può risolversi in dichiarazioni e controdichiarazioni come sta avvenendo in Francia. Tanto meno in sanzioni pecuniarie.

Un altro elemento importante è a nostro avviso poi il fatto che - a tutti i livelli mediatici di massa - l'argomento immigrazione venga affrontato in modo del tutto avulso da approcci scientifici e teoretici, che pure ci sono, in luogo di interpretazioni umorali e propagandistiche. Insomma mediante slogan adatti a comizi di partito (questo del resto offrono i media di massa) da persone che non hanno la benché minima preparazione, che non sia la "disciplina di sezione" nel formulare giudizi e indicazioni su un tema così importante.

Sull'importanza del tema, infatti, è inutile insistere: i fenomeni di immigrazione sono uno di quegli aspetti della modernità che devono necessariamente essere presi in considerazione (o dovrebbero) da parte di forze politiche che guidino o si apprestino a guidare qualsiasi Paese. Ed è fenomeno che, soprattutto in seguito alla crisi che stiamo vivendo, assurgerà all'ordine del giorno in modo sempre più pressante.

C'è insomma una carenza assoluta di mezzi per affrontare l'argomento - scientifici, giuridici, filosofici e anche, purtroppo, semplicemente logici - da parte di chi dovrebbe averne e manifesta invece ignoranza assoluta. È una lacuna teoretica (tra le altre) che accompagna i governi di tutta l'Europa: che di capacità culturale hanno infatti poco o nulla. 

A questo proposito proveremo a tracciare una mappa di studi e approfondimenti per chi è interessato all'argomento, sapendo, naturalmente, che a livello politico varranno veramente a poco: le fondazioni attuali che dovrebbero funzionare da serbatoio di idee per gli show man del metaparlamento si risolvono infatti a fare fronda su una o un'altra fazione (oltre che a essere un parcheggio retribuito per finti intellettuali embedded da tenere al guinzaglio offrendo la pagnotta). 

Ma dal punto di vista culturale, almeno per chi ci legge, è il minimo che possiamo fare.

Rimanete sintonizzati.

 

Valerio Lo Monaco

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