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Dubbi e ombre, dietro la “scomparsa” di Xiaochuan

Quanto vale la scomparsa di un uomo in Borsa? A quanto pare, se si tratta di un uomo che ha potere politico e/o finanziario, parecchio.

Zhou Xiaochuan è il governatore della Banca Centrale Cinese. Quella che sembra ormai una leggenda metropolitana è nata da alcuni blog cinesi che avevano ipotizzato la sua fuga. Secondo questi Xiaochuan sarebbe scappato per evitare di dover affrontare la legislazione cinese che gli imputava la responsabilità della perdita di ingenti somme di denaro a causa di incauti investimenti nelle società finanziarie americane Fannie Mae e Freddie Mac. Dunque la perdita, che dovrebbe ammontare a 430 miliardi, proverrebbe non dai titoli di Stato emessi dagli Usa (che si sono apprezzati del 20% in trent'anni) ma dai derivati, ossia dalle assicurazioni sul mancato pagamento che i cinesi avevano sottoscritto per difendersi dalla possibilità di una crisi debitoria negli Stati Uniti.

In occidente hanno spesso avuto risalto notizie di responsabili incriminati e severamente puniti per reati finanziari o, peggio ancora, per reati "contro lo Stato". Non bisogna dimenticare poi che in Cina esiste una nutrita lista di reati, che ne annovera circa 70, punibili con la pena capitale, tra cui la corruzione, la concussione, l'evasione fiscale, la contraffazione finanziaria, il falso in bilancio. Tutti reati - tranne l'ultimo che, essendo stato depenalizzato nel nostro Paese, non è nemmeno considerato tale - per i quali in Italia non si rischia che una multa e qualche anno di galera, e nel resto del mondo non si uccide comunque nessuno. Per questo non è sembrato strano che, a causa della possibilità di venire incriminato, il governatore cinese potesse essersela data a gambe cercando asilo in qualche altro Stato.

A quanto pare, però, non c'era niente di vero. Xiaochuan non sarebbe affatto incriminato e secondo la Banca Centrale Cinese, che ha corredato la smentita con una serie di ritratti del governatore nei suoi ultimi incontri istituzionali, starebbe svolgendo il suo lavoro regolarmente. Allora la domanda è: si tratta di un semplice "scherzo" o di un’invenzione mediatica studiata a tavolino?

Molte testate hanno ipotizzato che la notizia servisse a gettare un'ombra sulla figura di Xiaochuan all'avvicinarsi del termine del suo mandato che scadrà nel 2012 in coincidenza con il cambio di governo. Secondo Roberto Malnati, direttore della società di gestione patrimoniale Global Opportunity Investments, si tratta invece di una trovata per evitare che la Cina smetta di acquistare titoli americani a lungo termine, come peraltro sta già facendo. Questi titoli infatti sarebbero quotati a un prezzo insostenibile rispetto al rendimento atteso. Quello che gli USA vorrebbero è che la Cina, attualmente il primo sottoscrittore mondiale di titoli di Stato statunitensi, continui ad acquistarne, nonostante la scarsa o nulla remunerazione e i rischi connessi alla mancata sottoscrizione dei derivati. Che offrono sì qualche garanzia in più ma comportano un costo e, quindi, rendono i T-Bond (Treasury Bond) ancora meno allettanti.

Intanto grazie - anche - alla notizia, vera o falsa che sia, della sparizione del governatore cinese, martedì scorso l'indice Nikkei della Borsa di Tokyo ha chiuso con un ribasso del 3,55%, che è la maggiore perdita registrata in un singolo giorno da quasi tre mesi. Niente male per una "bufala", sempre che di "bufala" si tratti.

Sara Santolini

Per una volta che D’Alema la dice giusta

Secondo i quotidiani del 02/09/2010