Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

FMI: il debito italiano è quasi insostenibile

Nulla di particolarmente nuovo, nell’ultima analisi del Fondo monetario internazionale sul debito pubblico di alcuni Paesi tra cui l’Italia, ma è proprio questo a renderlo interessante sul piano della nostra politica interna. Qui da noi, com’è noto e come si è visto più che mai negli ultimi due mesi con la lotta “fratricida” all’interno del PdL, i partiti sono totalmente risucchiati nelle loro strategie di potere e riguardo alle grandi questioni economiche non dicono e non fanno praticamente nulla. La crisi? Passerà. La crescita della disoccupazione? C’è chi sta peggio di noi. L’incombente scadenza dei trattamenti di cassa integrazione che, finora, hanno attenuato – e mascherato – l’effettiva portata del disastro? Silenzio assoluto. 

La verità, purtroppo, è che non si tratta nemmeno di incompetenza spicciola. La verità è che nessuno sa cosa fare per il semplicissimo, terrificante, insormontabile motivo che la crisi in cui siamo sprofondati non è affatto congiunturale, e quindi momentanea, ma strutturale. Anzi, intrinseca al sistema. Inscritta nelle sue stesse premesse e perciò inevitabile, arrivati al punto in cui siamo. La prima cosa che dovrebbero fare i politici – se non fossero, per dirla con Ezra Pound, «i camerieri dei banchieri» – è riconoscere con la dovuta chiarezza le cause dell’impasse finanziaria dell’Occidente e delineare una strategia di uscita dal suo labirinto costellato di pericoli palesi e di insidie nascoste.

Secondo l’FMI, il problema «non è tanto il costo del debito ma il deficit primario». Il nodo da affrontare, in altre parole, non riguarda il peso degli interessi sui debiti pregressi quanto la riduzione della spesa pubblica. E questo, come abbiamo già sottolineato in altre occasioni, equivale a sollecitare (o imporre) un ridimensionamento del welfare. Ovverosia a ridurre, fin quasi a eliminarlo, l’unico contrappeso possibile alle sperequazioni e alle iniquità generate dal “libero mercato”. Il messaggio dell’FMI è di facile interpretazione e per nulla casuale: le entrate dello Stato vanno destinate alla copertura dei debiti accumulati, affinché i creditori – e innanzitutto le banche – non abbiano nulla da temere. Se questo significa, specialmente ma non solo nel caso dell’Italia, mantenere alta la pressione fiscale offrendo sempre meno in termini di servizi e di tutele, potrà anche essere spiacevole ma resta inevitabile. Il sillogismo è risaputo: lo Stato e la popolazione sono un tutt’uno, ai fini dell’indebitamento. Le colpe dei politici ricadono su chi li ha votati. O su quelli che comunque non si sono ribellati a tal punto da riuscire a liberarsene. 

Sarebbe interessante sapere che cosa intende con esattezza il presidente Napolitano, quando invita i partiti, e innanzitutto il governo, a occuparsi di più di economia.

 

Federico Zamboni

Mediazione Usa, diktat israeliani

Prima pagina 01 settembre 2010