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Terroristi finti, manipolatori autentici

Abbiamo seguito in questi giorni la grottesca vicenda dei sei netturbini inglesi, musulmani d’origine algerina, ma cittadini britannici a tutti gli effetti, incarcerati a Londra da Scotland Yard a ridosso della visita del Papa perché considerati «una potenziale minaccia contro il Pontefice». Una minaccia talmente grave da comportare la scarcerazione dei malcapitati dopo due giorni, senza alcuna imputazione, e con tante scuse.

I media, nell’occasione, si sono concentrati sui contenuti del viaggio del Papa, sicuramente importanti, e sulle contestazioni di una parte del popolo inglese (per i costi di ospitalità, per la decadenza della Chiesa, ed altro), non mancando di sottolineare come queste ultime, per quanto espresse in modo aspro ma civile, contribuissero ad “alzare la tensione”, obbligando le autorità ad aumentare i livelli di guardia. Tutto questo ha colmato le pagine dei giornali e i tempi dei telegiornali, ma non si è visto né letto alcun approfondimento sulle cause e le modalità dei sei arresti.

Pare infatti che l’individuazione dei tre “terroristi” sia avvenuta tramite una delazione informale a Scotland Yard. Riportava “La Stampa” di venerdì: «La polizia era entrata in possesso durante la notte di informazioni “gravi” che la vita del Papa era forse in pericolo, troppo importanti per essere passate sotto silenzio». È emerso poi che i sei, incaricati di pulire le strade dove sarebbe passato il Papa, avevano scherzato tra di loro in sala mensa, parlando di «far saltare il papa con un lanciarazzi» (così ha riportato il TG2 di domenica). Qualche collega pare che li abbia captati e, con lo zelo che caratterizza chiunque viva nella paura, specie del genere tenuto vivo artificialmente dai media, è corso alla polizia, assumendo il ruolo del delatore. Già il giorno dopo l’arresto circolavano voci che si trattasse di un errore, e tre giorni dopo i sei sono stati rilasciati.

A colpire è l’accanimento con cui sei liberi cittadini inglesi sono stati massacrati e giudicati subito colpevoli da tutti i media. «Volevano uccidere il Papa» (Il Tempo, La Stampa), «Preparavano un attentato al Papa» (L’Unione Sarda), e dello stesso tenore erano i titoli dei quotidiani inglesi tra venerdì e sabato. Quando si è musulmani, in Occidente, per i media si è colpevoli a prescindere, senza forme dubitative. Ma ciò che sorprende ancora di più è la nonchalance con cui i sei sono stati arrestati e le loro vite passate allo scanner a seguito di una mera delazione. Viene da chiedersi se lo stesso trattamento, la stessa sospensione dei diritti e delle libertà individuali, sarebbe stata riservata a un inglese di pura razza cockney.

L’isteria anti-islamica, diffusa dal sistema occidentale tramite i propri potentissimi mass-media, è utile per giustificare “missioni di pace” portatrici di guerra e business, ma talvolta viene interpretata dalla massa terrorizzata con un’abnegazione talmente eccessiva da disvelare la grottesca finzione che ne è alla base. È stata la paura a trasformare un collega dei sei netturbini in delatore. E quella stessa paura ha portato al sopruso, all’arresto arbitrario di sei liberi cittadini, poi risultati del tutto innocenti. 

La paura è un elemento necessario per condizionare gli esseri umani, la massa. Le persone spaventate accettano di buon grado che aumenti il controllo su se stesse e sugli altri, rinunciando alla propria libertà, in cambio di maggiore sicurezza. Grazie alla paura, si fanno facilmente condizionare dai messaggi manipolatori, rinunciano a qualunque punto fermo, etico, sociale e civile, accettano soluzioni che prima giudicavano mostruose (la pena di morte, la pulizia etnica, la restrizione delle libertà personali, eccetera), o diventano addirittura delatrici. 

I media in questo hanno ovviamente un ruolo chiave. Il che non sarebbe un problema se si trattasse di media indipendenti in un paese ad alto tasso di civiltà. Ossia qualcosa che praticamente non esiste più, nemmeno nei paesi anglosassoni, tradizionalmente considerati un modello da questo punto di vista. Nell’iniziale fanfara colpevolista, nel loro rilascio e nel conseguente imbarazzo di Scotland Yard, «il Re è nudo»: il gigantesco sistema di manipolazione occidentale ha mostrato i suoi piccoli piedi d’argilla.

 

Davide Stasi

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