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Rifiuti? Perdiamoli di vista

Le modifiche al Codice Ambientale saranno legge entro questa settimana. La Direttiva dell'Unione Europea cui il governo deve adeguarsi è la n. 98 del 19 novembre 2008 che deve essere recepita dagli Stati membri entro quest'anno. I fini della Direttiva sono soprattutto l'aumento del riciclaggio e riutilizzo dei rifiuti e il miglioramento della loro gestione, allo scopo di ridurne lo smaltimento illegale.

Noi, in Italia, abbiamo almeno una buona intenzione: la semplificazione normativa. Non che non ce ne sia bisogno - chiunque abbia avuto a che vedere con la giustizia italiana o con la burocrazia sa bene che spesso si rischia di perdersi in leggi, leggine e cavilli - ma, come capita spesso, nella politica una buona intenzione maschera un business che finisce per ritorcersi contro la gente comune, invece di facilitarle l'esistenza. Così chi aveva pensato che fosse buona la notizia che il Codice Ambientale avrebbe subito una riforma e una sorta di "semplificazione" normativa, ha dovuto subito ricredersi. Queste modifiche al Codice sembrano infatti costruite ad uso e consumo di chi la legge proprio non la vuole seguire: sembra fatta per semplificare la vita all'affare - ma anche al malaffare - dello smaltimento dei rifiuti a discapito di tutti gli altri.

All'interno del Codice è stato inserito l'obbligo di iscrizione al Sistri, il sistema di tracciabilità dei rifiuti pericolosi (ma in Campania sarà applicato anche ai rifiuti urbani). Si tratta di un sistema di tracciabilità informatizzato: ogni veicolo di trasporto rifiuti sarà dotato di gps per seguirne ogni spostamento. Non male - se si riuscirà a controllare ogni singolo veicolo in uscita dalle aziende produttrici di scarti e rifiuti pericolosi - perché un sistema di questo tipo permette di effettuare controlli in tempo reale, cosa che al momento è piuttosto difficile da ottenere. Fin qui la misura sembra, anche se non sufficiente, almeno utile per la lotta alle ecomafie e al sistema illegale di smaltimento.

Ma le brutte sorprese sono dietro l'angolo. Con la scusa della "semplificazione" il Codice libera le aziende produttrici di rifiuti da ogni rigida regolamentazione (anche per la spedizione all'estero): lascia che dello smaltimento le aziende possano occuparsi non solo autonomamente o attraverso terzi autorizzati allo scopo, pubblici e privati, ma anche affidandoli a "un intermediario, o a un commerciante, o a un ente o impresa che effettua le operazioni di trattamento" senza che questi abbia una autorizzazione specifica né dichiari come, dove e in che tempi intenda procedere allo smaltimento dei rifiuti affidatogli. Inoltre poiché l'unico obbligo per entrambi, l'azienda e l'intermediario, sarà l'iscrizione al Sistri, sarà facile per questi far perdere le tracce dei rifiuti oltreconfine: il sistema di tracciabilità funzionerà solo entro i limiti nazionali. Dunque, una volta imbarcati, i rifiuti diventeranno impossibili da rintracciare. 

Non dovremo stupirci se nel prossimo futuro frotte di intermediari privati entreranno nel mercato concorrenziale dello smaltimento dei rifiuti. Si tratterà anche di affaristi, commercianti o semplici portavoce delle ecomafie già radicate sul territorio che, a questo punto, avranno vita facile nei loro già fiorenti traffici con l'Africa e l'Europa dell'Est. Alcuni smaltiranno illegalmente i rifiuti, aggravando la situazione del nostro ambiente o spedendoli all'estero a inquinare qualche cittadina lontana dai nostri occhi, altri si daranno al redditizio commercio di materiali riciclabili rivendendo presumibilmente a Cina e India i rifiuti pericolosi affidatagli come materia prima per le loro fabbriche, e che dunque rientreranno in Italia sotto forma di giocattoli (solo ieri a Treviso ne sono stati sequestrati 250mila), vestiti o altre merci sottocosto. In fondo si tratta di uno scambio alla pari: sempre di spazzatura si tratta.

 

Sara Santolini

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