Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

La Casta "procede". A proprio favore

Per il bene dello Stato ci si accapiglia. Per quello della Casta, invece, tutti d'accordo. 

Ieri la Camera ha negato alla Magistratura l'autorizzazione a usare, a fini di indagine, le intercettazioni telefoniche di Nicola Cosentino, ex sottosegretario del ministero dell'Economia e delle Finanze, coinvolto in una inchiesta che sembra interessare il mondo politico e imprenditoriale di mezza Italia: l'inchiesta sull'eolico in Sardegna e sull'associazione segreta detta "P3". 

Negli ultimi giorni le dichiarazioni dei deputati e dei gruppi parlamentari sulla questione avevano fatto ben sperare: anche il Fli (il gruppo "Futuro e libertà" che mette insieme i finiani) aveva dichiarato di voler votare a favore dell'autorizzazione assieme all'opposizione, dando così alla Magistratura la possibilità di usare le telefonate di Cosentino per tirare le conclusioni. Ma, su richiesta del Pdl, il voto sul permesso a usarle è stato segreto e chi pensava che il Parlamento avrebbe, alla fine, dato il via libera all'impiego delle intercettazioni telefoniche è rimasto deluso. Grazie anche a questa "facilitazione", infatti, il rifiuto ha avuto la meglio: ben 308 deputati hanno votato per il rigetto della richiesta - moltissimi, se si pensa che la maggioranza assoluta alla camera si ottiene con 316 voti. In pratica alla conta finale 15 deputati che avevano dichiarato, prima del voto, di essere favorevoli alla richiesta della Magistratura hanno alla fine deciso di votare contro. Tutto senza perdere la faccia: poiché il voto è stato segreto nessuno potrà mai additare con sicurezza alcun parlamentare. Il che, se lascia dei dubbi sulla correttezza dei membri dell'opposizione, crea un vero e proprio "caso" nelle file di Fli: se la diaspora finiana, in fin dei conti, non ha creato un gruppo omogeneo in grado di prendere decisioni contrarie a quelle della maggioranza, come sembra, allora non ha raggiunto nessun risultato e Fli non ha alcuna ragione di esistere. O quasi.

Bisogna calcolare poi, tra le ragioni del voto, che nell'inchiesta P3 non è coinvolto solo il nome di Cosentino. Il suo nome non sarebbe altro che la punta di un iceberg. Oltre a lui, infatti, altri nomi eccellenti sarebbero coinvolti nell'inchiesta: il governatore della Sardegna Ugo Cappellacci, l'ex assessore regionale della Campania Ernesto Sica, il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri, il coordinatore Pdl Verdini, il Sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, l'ex Presidente della Corte di Cassazione Vincenzo Carbone, il Governatore della Lombardia Roberto Formigoni, il capo dell'ispettorato del dicastero della Giustizia Arcibaldo Miller, l'ex avvocato generale della Cassazione Antonio Martone e Alfonso Marra, il presidente della Corte d'Appello di Milano. Inoltre questa lista di persone coinvolte nell'indagine, assolutamente non esaustiva, sembra destinata ad allungarsi ancora e il mistero a rendersi più fitto - anche alla luce delle polemiche sollevate dall'uso nelle conversazioni intercettate del nome di "Cesare" per far riferimento all'uomo cardine dell'organizzazione e sulla cui identità ancora non è stata fatta chiarezza. Insomma ce n'è abbastanza per far saltare in aria non solo delle teste eccellenti ma anche tutto un sistema di potere e complicità tra mafie e uomini di Stato e tutto un giro di affari e favori ben radicato sul territorio italiano. 

In questa situazione imbarazzante l'istinto della "casta" è stato, tanto per cambiare, quello dell'autoconservazione. E, nonostante la votazione sia stata segreta, senza dubbio ieri la maggioranza, eccezionalmente, sarà stata trasversale. Perché non c'è nessun'altra ragione - nemmeno l'emergenza lavoro, nemmeno la crisi finanziaria, nemmeno le calamità naturali - che tiene più unita e omogenea la "casta" politica della necessità di difendersi. 

 

Sara Santolini

Una borraccia per l’ambiente

Profumo di retroscena