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Rapporti Italia-Iran: due piedi in una scarpa

Sanzioni e moniti da una parte, affari economici dall’altra

La chiamano “strategia del doppio binario”. Consiste nel “premiare” l’Iran con un sistema di incentivi da elargire qualora accetti di limitare il suo programma nucleare. In caso contrario, si decide di sanzionarlo. E questa è la linea politica che l’Italia ha deciso di avere con Teheran.

A dichiararlo è il ministro degli Esteri, Franco Frattini che durante il suo intervento al summit sugli Obiettivi del Millennio, ha affermato di voler continuare ad avere un dialogo con l’Iran, ma sostenendo al contempo l’applicazione delle recenti sanzioni. Tuttavia, Ahmadinejad ha più volte ribadito la sua intenzione, legittima, di proseguire il programma nucleare a scopo civile. Di conseguenza, l’Italia avrebbe dovuto interrompere le relazioni commerciali, o quantomeno limitarle.

Invece accade l’esatto contrario. Per il petrolio, prima di tutto. Ogni giorno l’Italia importa 150mila barili di greggio iraniano, oltre il 10% del totale delle importazioni petrolifere. In più, non solo l’Eni, ma tante altre imprese nostrane fanno affari con il Governo iraniano. Nel 2008, ad esempio, l’Edison e l’iraniana Nioc (National Iranian Oil Company), hanno firmato un contratto di esplorazione dal valore di 107 milioni di dollari per il centro di estrazione nel Dayyer (nel Golfo Persico). La Fata, una Spa che commercializza impianti ed apparecchiature industriali, sta realizzando un impianto di oltre trecento milioni di euro per la produzione di alluminio. Un’altra Spa, la Maire Tecnimont, ha siglato un accordo da 220 miliardi di euro per il gas. E poi ci sono l’Eni, l’Iveco, la Telecom, Montedison e tante altre. Insomma, con l’Iran fa affari una bella fetta del capitalismo italiano. 

Il governo italiano, però, non sembra averlo notato. Anzi, nega spudoratamente questi rapporti commerciali. Il 2 febbraio scorso, durante la firma degli accordi bilaterali tra Italia e Israele, Silvio Berlusconi e Franco Frattini sono colti da un’amnesia. Uno afferma di aver «tolto il supporto del governo alle aziende italiane che operano in Iran» l’altro dice che «l’interscambio commerciale è diminuito». Invece, secondo i dati della Camera di Commercio, l’Italia, insieme alla Germania è il miglior partner commerciale dell’Iran e l’Accordo Italia - Iran sulla reciproca promozione e protezione degli investimenti, è ancora attivo. Quest’ultimo «prevede una serie di garanzie per assicurare in ogni momento un equo trattamento agli investimenti effettuati dagli operatori italiani». 

La faccenda però, sconfina nel grottesco. È proprio l’accordo a smascherare le intenzioni reali del governo. Infatti nel testo si legge che «nel caso dell’Iran, l’Accordo è quanto mai necessario in relazione al forte impulso che stanno avendo gli investimenti italiani e la nostra partecipazione ai piani di sviluppo del Paese. (…) L’entrata in vigore dell’Accordo in oggetto risponde ad un’esigenza diffusamente avvertita negli ambienti imprenditoriali del nostro Paese». Meno male che Frattini aveva invece assicurato di non aver «segreti con i nostri amici israeliani»

È evidente che l’Italia avrebbe troppo da perdere se dovesse interrompere i rapporti commerciali con l’Iran. Oltre agli interessi in loco, potrebbe anche farsi sfuggire l’occasione di trarre beneficio dal recente accordo che Teheran ha stipulato con la Bolivia. L’11 settembre, infatti, è stato approvato un credito di 254 milioni di dollari da parte del governo iraniano per promuovere lo sviluppo industriale della Bolivia e per attività di esplorazione e studio sui giacimenti minerari, ricchi di litio. Ormai si sa, il petrolio è una fonte energetica che si sta esaurendo, per cui le nazioni iniziano a correre ai ripari e il litio rappresenta una delle fonti di energia alternativa. Di conseguenza, l’alleanza dell’Iran con la Bolivia, ricca di questo metallo, rappresenta un’opportunità per l’Italia che potrebbe giovarsi dei buoni rapporti commerciali che ha con l’Iran per trarne dei benefici in seguito. 

Quel che è certo, però, è che gli Stati Uniti ed Israele non saranno degli spettatori passivi. E le mosse poco “professionali” del governo italiano non passeranno inosservate. 

 

Pamela Chiodi

 

Il cosiddetto “allarme” del presidente RAI

Secondo i quotidiani del 23/09/2010