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Fini, Tulliano's. Cadiamo dalle nuvole?

Sembrava Scajola nell'ultima ridicola conferenza stampa in cui si chiedeva chi avesse davvero pagato il suo appartamento al Colosseo. Quando non diede neanche la possibilità ai cronisti di fare domande. Eppure manca ancora un pezzo. Sembrava Scajola, Gianfranco Fini, nel comunicato a reti(web) unificate (ricorda qualcosa?) quando dichiarava "chi è il vero proprietario della casa di Montecarlo?" E ancora: "È Giancarlo Tulliani, come tanti pensano? Non lo so. Gliel'ho chiesto con insistenza: egli ha sempre negato con forza, pubblicamente e in privato. Restano i dubbi? Certamente, anche a me."

Non restano invece agli italiani, i dubbi, almeno in merito a un punto: anche i sassi hanno ben compreso che affittuario o meno, proprietario o meno, cucina comperata a meno, se un Tulliano's abita in quella casa, non è certo un caso. Così come hanno compreso che se Mamma Tulliano's ha degli affari in Rai non è che per grazia ricevuta. Così come per la moglie di Bocchino, i vari direttori di rete, tg, trasmissioni più varie e avariate ivi compresi il 90% dei lavoratoti del servizio di Radiotelevisione italiana.

Insomma il punto non è la casa di Montecarlo. Il punto non è i giornali di Berlusconi (sentito Bocchino ad Annozero come parla dei "giornali di Berlusconi" come avesse scoperto adesso il conflitto di interessi e il finto escamotage della cessione al fratello?) e l'attacco mediatico al Presidente della Camera che "non è rientrato nei ranghi".

Il punto occupa tutto il Parlamento. Da decenni. In ogni ordine e grado. Da destra a sinistra passando per il centro. Alla Camera superiore e a quella inferiore. Nello stesso momento in cui figli, mogli, amanti, cognate, nipoti e nipotine di questo, quell'altro e quell'altro ancora politico di turno hanno a che fare con situazioni di vario tipo di questo genere, ma pensiamo davvero che sia tutto normale, legale, etico e morale?

Pensiamo che sia normale che la politica del nostro Paese abbia a che fare con i paradisi fiscali, con gli appalti, i media, le industrie, i lasciti ereditari, la gestione dei finanziamenti pubblici mascherati da rimborsi elettorali, le Banche e gli affari di tutta Italia? Pensiamo davvero che ci sia un solo italiano che non conosce alla perfezione il postulato secondo il quale se hai santi in paradiso entri in quello o quel posto, hai questo o quell'appalto, consulenza, o contratto di lavoro?

Naturalmente no: sappiamo tutti che la cosa stride ai limite dell'indignazione. E naturalmente sì: sappiamo tutti che nel nostro Paese funziona così. Che la Casta è questa, e che se non ne fai parte, neanche di striscio, hai sole due possibilità: dare capocciate al muro e mantenere alta la dignità, oppure tentare in tutti i modi di farti cooptare. Che si tratti di voti, favori o servizietti poco importa. Se vuoi avere a che fare con loro, con questi sant'uomini d'Italia Nostra, la strada è quella. Oppure ne rimani fuori.

La cosa che sconcerta - ma che scriviamo?, non sconcerta neanche più visto che al massimo avvilisce - è che la maggior parte degli italiani ancora a questi personaggi creda. Ancora a questa Casta dia il voto, e senza averne beneficio alcuno.

Vedremo: dimissioni o meno, illeciti o meno, andiamo incontro all'ennesima inutile e finta campagna elettorale per arrivare all'ennesima votazione antidemocratica. E per l'ennesima volta si andrà a votare per questo o quel capataz. Continuando ad avere ciò che merita. 

Di politica, anzi, di Politico, neanche l'ombra. Figuriamoci di visioni del mondo, di scelte, e di soluzioni. Ovvero di speranze di cambiamento.

C'è ancora qualcuno, tra chi legge, a non essere convinto che ciò che serve, che l'unica cosa da fare - al di là del risultato - sia sempre e comunque la speranza di una battaglia culturale per cercare in qualche modo di incidere sulle menti flosce di chi ancora si ostina a votare per questi signori?

 

Valerio Lo Monaco

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