Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

I tic del Pdl: «Candidatevi. Oppure tacete»

Montezemolo attacca Bossi. La Russa attacca Montezemolo  

Poco più di una battuta, ovviamente. Ma di quelle che la dicono lunga sull’arroganza, rivestita di finto buon senso, di chi le pronuncia. Nel caso specifico si tratta di Ignazio La Russa, ex “colonnello” di An e oggi ministro della Difesa (quando si dice far carriera), che se ne esce con un lapidario: «Montezemolo si candidi e così potremo vedere qual è il suo consenso»

Un classico del PdL e, più in generale, del centro-destra. Forti del loro attuale predominio, che li ha portati ad avere la meglio nelle diverse votazioni dell’ultimo triennio, dalle Politiche del 2008 alle Europee del 2009 e, infine, alle Regionali della primavera scorsa, gli esponenti della Maggioranza credono di aver trovato nel successo elettorale l’argomento supremo che non ammette repliche. Chi vince ha ragione a prescindere e per tutta la durata della legislatura, poiché ha ricevuto l’investitura da parte del popolo, titolare della sovranità nazionale. Chi perde deve tacere o, tutt’al più, muovere sommessi suggerimenti come si conviene a quel reprobo che è. E che tale resterà, fatalmente, fin tanto che i cittadini non cambieranno parere. 

Come cantavano gli Abba tanti anni fa, “The Winner Takes It All”, il vincitore prende tutto. Come sintetizzava, con forza di aforisma, il campione uscente di braccio di ferro in “Over the Top”, film dell’ormai lontano 1987 con Sylvester Stallone, «Il primo vince, il secondo merda».

La Russa è con ogni probabilità l’interprete ideale, di questo genere di intimazioni. Il caratterista insuperabile. Con quel ghigno permanente, e il timbro rauco della voce, e il naso grifagno, la parte del cattivo gli si attaglia alla perfezione. Le intimazioni, spiattellate da lui, diventano qualcosa di più. Assomigliano maledettamente a intimidazioni. Non che lui sia mafioso – ci mancherebbe, e del resto è risaputo che mai come sotto questo Governo si sono fatti così numerosi arresti di latitanti variamente distribuiti tra Cosa Nostra, ‘ndrangheta, camorra e via delinquendo – ma quel suo tono sbrigativo fa venire in mente l’Al Capone de “Gli intoccabili”. L’immortale «Sei tutto chiacchiere e distintivo», con cui il boss della Chicago Anni Trenta zittiva il poliziotto che cercava di incastrarlo. La Russa non è Al Capone, naturalmente. E men che meno Montezemolo è l’incorruttibile Eliot Ness. Ma l’ultimatum ha quel sapore lì. Della serie: se non sei in grado di andare fino in fondo non sei nessuno. Se non sei in grado di farmi fuori – di farci fuori, nella declinazione collettiva che si confà al PdL e ai suoi alleati – allora non hai diritto di parola.

È una posizione ridicola, al di là del fatto che abbia anche qualcosa di inquietante e che rimandi a un’idea della politica come esercizio del potere, o dell’arbitrio, anziché come servizio pubblico. Alle critiche si risponde con le critiche, non con le scomuniche preventive. Ben al di là del valore di Montezemolo, e della fondatezza delle sue contestazioni a Bossi e alla Lega, c’è questa verità elementare e universale: le vittorie elettorali non chiudono affatto il dibattito politico, situando chi le ha ottenute in un empireo inaccessibile e inviolabile. Al contrario. Le vittorie elettorali aprono una fase in cui le responsabilità si moltiplicano e si può, anzi si deve, essere chiamati a rispondere di tutto ciò che si è fatto e non fatto. Giorno per giorno, non alla fine della legislatura. E non soltanto a condizione che si sia usciti sconfitti dal nuovo verdetto delle urne. 

 

Federico Zamboni

Secondo i quotidiani del 28/09/2010

Fini, Tulliano's. Cadiamo dalle nuvole?