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Fiducia in crescita, ma in che cosa?

Sceso il potere d’acquisto, ma secondo l’ISAE c’è ottimismo 

 

Guardare la realtà che quotidianamente ci viene dipinta in forma di numeri da osservatori, statistiche, indagini, sondaggi, enti, provoca imbarazzi e cefalee. Il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito in dieci anni di oltre 5400 euro, rileva la CGIL;  il PIL del Nordest crollato del 5% nel 2009, riporta l’ISTAT. Ma la fiducia dei consumatori è in crescita, sostiene l’ISAE. Ma come si spiega?

I numeri hanno acquisito negli ultimi anni un potere mediatico straordinario. Sono diventati uno strumento che in mano a guru sapienti modifica l’assetto di interi Paesi, figuriamoci il singolo individuo. Diceva Umberto Eco che un numero, a posteriori, può essere interpretato come meglio aggrada. Ma oggi si è riusciti a farlo anche a priori, affinando processi di utilizzo, specie nei sondaggi, di machiavellica raffinatezza.

Nel caso in questione, il dato di fatto è indiscutibile: gli stipendi medi dei dipendenti hanno subito una contrazione reale del loro potere d’acquisto pari a oltre 5400 euro in soli dieci anni (quelli dei dipendenti, si badi bene: non quelli di manager, quadri e dei circa 450.000 tra amministratori pubblici e consulenti della politica). Secondo l’Ocse – dati del 2010 – l’Italia è al 23esimo posto su trenta come stipendio medio, inferiore del 16,5% alla media Ocse, con un reddito annuale netto di circa 16mila euro, per un lavoratore senza carichi famigliari, e di 26.470 euro, per un lavoratore con famiglia, monoreddito con a carico coniuge e due figli. Secondo l’Eurispes il lavoratore italiano percepisce un compenso salariale che ormai, essendo il valore degli stipendi diminuito di quasi il 13% rispetto al Pil, è largamente inferiore a quello dei principali Paesi Ue: con l’Inghilterra lo scarto è del 44%, con l’Irlanda del 32, con la Germania del 28, con la Grecia del 19, con la Francia del 18 e infine, con la Spagna, del 14 per cento.

Eppure, ci dice l’Isae, la fiducia delle famiglie e dei consumatori è in aumento. Dopo il calo di agosto, quando scese a 104,1, cioè ai minimi da marzo 2009, l'indice  è salito questo mese a 107,2. A recuperare, spiega l'Istituto di analisi, sono soprattutto le valutazioni sulla situazione personale: l'indicatore passa da 116,4 a 121,1. Il quadro economico è però improntato ad una moderata flessione: l'indicatore passa da 81 a 80,6. 

Ora, l'ISAE, come risulta dal sito web ufficiale, è un “ente pubblico di ricerca che svolge principalmente analisi e studi a supporto delle decisioni di politica economica e sociale del Governo, del Parlamento e delle Pubbliche Amministrazioni”. Lasciamo al singolo le dovute riflessioni. Anche perché è difficile sottoscrivere affermazioni come ”il recupero della fiducia è diffuso in tutto il territorio e particolarmente marcato nel mezzogiorno”. Ma fiducia di che? In realtà c’è la risposta anche a questo: “il più rilevante contributo positivo è dovuto al clima personale, in particolare ai giudizi fortemente favorevoli sul mercato dei beni durevoli e al risparmio soprattutto circa le possibilità future.” La traduzione quale sarebbe? Il clima personale?! Le possibilità future?!

Eccole qui, le possibilità future. Nel luglio del 2001, il tasso di disoccupazione al di sotto dei 25 anni in Europa era del 16,4% nella zona euro e del 15,1% nell'insieme dei quindici paesi UE. Oggi, quasi un giovane su tre in Italia è senza lavoro. Il tasso di disoccupazione nella fascia di età 15-24 anni continua a salire e a inanellare nuovi record: a maggio 2010 - fa sapere l'Istat - è arrivato a toccare il 29,2% (dal 29,1% di aprile). Ma c’è fiducia nel clima personale e nelle possibilità future. Forse i primi degli intervistati sono stati Marchionne e Profumo…

Evidentemente la fiducia di tutti quei dipendenti che hanno visto il potere d’acquisto dei loro redditi diminuire di 5400 euro, nel giro di dieci anni, è riposta in un grosso sospiro di sollievo perché poteva andare anche peggio. Altrimenti, non si riesce a comprendere perché venga fuori, con l’utilizzo subdolo dei numeri, uno specchio della realtà che non solo è fasullo, ma anche derisorio. E la gente che lavora merita almeno il rispetto della verità dei fatti. 

 

Massimo Frattin

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