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Di Pietro & Fede show

Ognuno a modo proprio, entrambi a recitare una parte. Spettatore passivo: il tele-elettore

 

Dibattito sulla fiducia in Parlamento, che conferma la fiducia al Cavaliere e la sfiducia che dovremmo avere in questa istituzione, almeno per come è stata ridotta. Il solito balletto di scontata banalità retorica quando era solo mercato delle vacche e attaccamento alla poltrona, meno male che ci si sono messi Di Pietro e Fede a dare un po’ di brio allo scialbo spettacolo.

Di Pietro ha recitato la sua parte, come tutti. Tutti recitavano una parte in questo copione già scritto, solo che quella di Checciazzecca è più scoppiettante: lui è tenuto ad andare sopra le righe ed oltre il limite dell’insulto per mantenere e, se possibile, ampliare la sua fetta di consenso, gioco facile visto che la cosa più di sinistra che Bersani è riuscito a dire è stato il denunciare il raddoppio del costo delle mense. 

Insomma, anche l’intervento di Di Pietro è stato fondamentalmente scontato, pur se scuoteva dal torpore generale mentre la montagna partoriva il topolino, però ha dato modo a Emilio Fede di superare se stesso. Il navigato giornalista ha dato sfoggio della sua abituale professionalità ed imparzialità riportando tutti gli interventi, salvo purtroppo quello di Di Pietro, casualmente rimasto fuori dalla carrellata, ma non certo per volontà di tacitarlo, quanto per "motivi tecnici dovuti al montaggio fatto in tempi strettissimi e con profonda professionalità". Professionalità di cui non dubitiamo: infatti il conduttore di uno dei telegiornali più obiettivi ha poi dato ampio spazio all’intervento non visto né ascoltato.

L’intervento di Di Pietro è stato centrale nell’arringa di Fede, il quale ha dato ampio spazio ai toni usati dal parlamentare, sottolineando l’insulto continuo portato al Premier e la volgarità aggressiva che è connaturata al leader dell’IDV. Al termine dell’arringa sembrava quasi di averlo ascoltato quell’intervento, solo che, invece, non lo si era ascoltato affatto: nessuno dei temi toccati da Di Pietro è stato riportato, ma solo l’interpretazione di Fede. Veramente un raro esempio di etica giornalistica, neppure Minzolini sarebbe stato capace di dare una così chiara dimostrazione di come bisogna informare l’elettore. 

Il massimo però Fede lo ha dato quando, dopo i risultati della votazione accolti trionfalmente, il PdL ha chiesto di portare all’attenzione dell’Ufficio di Presidenza l’intervento di Di Pietro per eventuali provvedimenti contro il parlamentare, probabilmente giustificabili va detto: la dichiarazione, naturalmente, è passata in diretta tivvù, ma come un rappresentante dell’IDV ha preso la parola per replicare Fede l’ha immediatamente oscurato. Non si volevano neppure sentire le parole in difesa dell’empio, reo di lesa maestà, magari avrebbero potuto rivelare contenuti del discorso che andavano tenuti nascosti o addirittura confutare le tesi del fido Fede.

Se quella di oggi non è stata una bella pagina per le istituzioni è stata ancora peggiore per il giornalismo, se Di Pietro è andato oltre il limite dell’insulto il TG4 è andato oltre quello del disgusto, e vi assicuriamo è stata veramente dura andare fino in fondo per vedere fino a che punto Fede sarebbe arrivato, ma per fare del giornalismo ci vuole stomaco. Nel bene e nel male.

 

Ferdinando Menconi

 

L'Fbi vuole intercettare anche nel web: cosa ne pensate?

Secondo i quotidiani del 30/09/2010