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La solita "ricerca" che sostiene il Nucleare

La comunicazione ha vie infinite. E, se usata bene, può far accettare di buon grado ai cittadini qualsiasi cosa - ma proprio "qualsiasi" - soprattutto se il tasto che si va a battere - vista anche la crisi dei consumi - è quello economico. Cosa di meglio, dunque, di una ricerca, suffragata da numeri e dati statistici che pochi cittadini saprebbero interpretare - e che ancora meno andranno a leggersi, per poter trasformare una polemica (quella del nucleare che nemmeno le regioni vogliono sul loro territorio) in una opportunità: quella di realizzare le centrali facendo credere che siano una vera e propria soluzione irrinunciabile? 

Questo sarà, come in casi analoghi, presumibilmente il modo in cui verrà utilizzata una ricerca realizzata da The European House-Ambrosetti*: un gruppo di professionisti che, accanto alla Consulenza direzionale, aggiornamento e organizzazione di eventi, si occupa anche di realizzare ricerche su tematiche nazionali e internazionali. 

La ricerca riguarda, appunto, il nucleare. Senza entrare troppo nel problema della sicurezza - considerato che finora ci sono stati solo 2 incidenti rilevanti (accertati e comunicati) nell'uso dell'energia nucleare, Chernobyl e Three Mile Island - la ricerca in sintesi sostiene la necessità per l'Italia di investire in questo campo. La motivazione è che questo possa produrre "vantaggi economici derivanti da costi di generazione elettrica più bassi e stabili, benefici ambientali legati all'abbattimento delle emissioni di anidride carbonica, vantaggi economici e occupazionali che scaturiranno dagli investimenti per la realizzazione degli impianti e sicurezza del sistema energetico nazionale prodotta dalla diversificazione delle fonti di approvvigionamento". Insomma, si tratterebbe di una vera opportunità per questo Paese in crisi economica: risolverebbe insieme i problemi ecologici, quelli occupazionali e, soprattutto, rendendo l'Italia indipendente a livello energetico, permetterebbe ai cittadini di ricevere una bolletta elettrica, al momento superiore di una percentuale tra il 25% e il 35% alla media europea, improvvisamente molto più bassa. 

Il ragionamento, dal punto di vista economico, pare filare, ma non considera il fatto che la voce del prezzo che "crollerebbe" è quella della componente energia della bolletta, ossia dei costi d'acquisto dell'energia elettrica al netto di quelli di trasmissione, distribuzione, misura, tassazione e altri oneri (tale componente energia, a conti fatti, incide per meno dei 2/3 sulla bolletta). 

In secondo luogo non si tiene conto del fatto che in Italia - dove, nonostante la sostanziale liberalizzazione del mercato energetico, si può ancora parlare di oligopolio - il prezzo dell'energia elettrica viene ancora fissato attraverso l'IPEX (Italian Power Exchange, la Borsa Elettrica Italiana) che in pratica lo mantiene al livello più alto tra quelli accettati dalla domanda e che risente del costo della produzione energetica prevalente (il gas). 

Infine non bisogna dimenticare che gli operatori che investono sul nucleare sono interessati, a causa dell'alto costo degli investimenti iniziali, a mantenere alto il costo dell'energia.

Ma non sono solo questi ragionamenti a rendere sospetto l'annuncio della bontà del nucleare. Il fondatore nonché Presidente della The European House-Ambrosetti, il Cavaliere Alfredo Ambrosetti, è anche membro della Commissione Centrale di Beneficenza della Fondazione Cariplo. Questa Fondazione, a sua volta, è uno dei principali azionisti di Intesa San Paolo che, accanto a Unicredit, è una delle prime due banche italiane che investe sul nucleare. La prima banca mondiale in assoluto nel settore, la BNP paribas, è invece proprietaria della BNL, di cui membro del CdA è il notissimo Bruno Ermolli che, tra le altre cose, è anche Consigliere della Fondazione Cariplo. Quando si dice il caso.

Naturalmente, e in questo caso è fin troppo superfluo ricordarlo, non si tiene conto del parere contrario degli italiani, già espressi nel merito con il referendum, e di quello degli effetti collaterali che tale sistema di produzione energetica comporta. 

Ne abbiamo parlato sul mensile, in questo articolo. E in questo. Oltre che in vari aggiornamenti sul quotidiano. E ne parleremo ancora.

 

Sara Santolini

 

p.s. per la lista completa delle "banche nucleari"  la ricerca di Banktrack, una rete di ONG europee, liberamente consultabile all'indirizzo http://www.nuclearbanks.org/#/home. 

*http://www.ambrosetti.eu/italian/index.php

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