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Walter Fini, "ma anche" no. O forse sì. Come non si sa

Quasi due ore da abile, astuto, e convincente oratore. Per dire nulla e il suo contrario. Soprattutto, per non sciogliere il nodo principale che ha attorno al collo dal 1994 ai giorni nostri. E naturalmente, per deludere le aspettative di quanti (la ex base dell'ex leader) sono accorsi ad ascoltarlo. 

Parliamo di Gianfranco Fini e dell'adunata di Mirabello di ieri. Trovate le dichiarazioni su ogni quotidiano cartaceo e on-line, ed è solo grazie al fatto che non sono ancora partite le nuove stagioni dei talk show di approfondimento che non ne sentiremo parlare in televisione oltremodo in settimana. Per il resto, ovunque vi giriate, il discorso di Fini (tenuto praticamente a braccio senza alcun tentennamento, di questo gli va dato atto) è ovunque.

C'è bisogno di fare sintesi dunque, per non perdere ulteriore tempo e per capire - ci vuole poco, vedremo - la portata del suo discorso di ieri. Si è trattato di un comizio degno di campagna elettorale (ambito che Fini ha deprecato nel discorso stesso), degno di un leader di coalizione. Degno, e il discorso si chiude, di Walter Veltroni.

Il nodo principale è quello di Berlusconi, naturalmente. Il Presidente della Camera ha fatto a fette il Presidente del Consiglio e il governo da lui presieduto. Punto per punto. Fini si accorge oggi di ciò che tutti sapevano dal 1994 in poi. Pantano nel quale lo stesso Fini ha disintegrato An anni addietro. Sul punto, veramente, non c'è molto da dire: Berlusconi è in politica da allora per soddisfare i propri fraudolenti interessi e Gianfranco Fini gli si è accodato, poi accucciato, poi inginocchiato (e con lui i suoi elettori) fino a oggi. Ma - e questo è il punto - da Berlusconi Fini non si discosta. Sì al Lodo ma basta Leggi ad Personam (perché, il Lodo cosa è?).

Come una moglie che dice peste e corna del marito ma che sempre nello stesso letto nuziale torna la sera. Insomma, si lamenta, urla, ma non chiede il divorzio. Perché altrove non potrebbe andare.

Finché Fini non avrà il coraggio (come dice di avere ma che non mostra mai) di lasciare il compagno e di fare un nuovo partito, tutto il resto è fuffa da quotidiano, è scena da teatro di sceneggiata napoletana. Roba da Filumena Marturano.

I punti più interessanti - e gli altri pochi da mettere a fuoco - sono però altrove. Contrastanti, all'insegna del "ma anche" di Crozza e Veltroni.

In versione random - cambiando l'ordine degli addendi il risultato non cambia - Fini arringa la folla tricolore e nazionalista (con inclinazione romanticamente autarchica?) citando le privatizzazioni necessarie, dice che i conti del nostro Paese tengono confermando di non saper far di conto o di saper raccontare balle. Arringa i giovani con la questione generazionale senza specificare il come porla e realizzarla, e arringa tutti, in generale, con un calembour di termini presi qua e là e messi insieme a casaccio.

Parla di futuro e di doverlo affrontare con la competitività - che è esattamente ciò che ci ha rubato il futuro. Parla di uno Stato che deve essere Nazionale e allo stesso tempo competere con il mondo intero, naturalmente stando al gioco della globalizzazione. Parla di un patto tra capitale e lavoro, come se la cosa, al mondo di oggi, si potesse fare e egli stesso abbia mai dato dimostrazione di volerla impostare. Parla - e la cosa è fantastica, degna di Settimana Enigmistica - di uno Stato che deve essere al tempo stesso Liberal e Social. Come se si potesse parlare di LiberalSocialisti, WelfareGlobalizzato, AnarcoDemocratici, ComunitariNewGlobal.

Tutto insomma. E il contrario. Messi insieme. Una matassa di nulla stretta al collo. Senza tagliare i nodi gordiani: Berlusconi, Stato, Sociale o Privato, Sudditi o Padroni.

Un nulla sul quale si parlerà molto a lungo.

 

Valerio Lo Monaco

 

PS Onore al merito - se non altro di averlo detto - di voler tornare alle preferenze nelle tornate elettorali. Domanda: quale partito mai, quale coalizione, quale premier, al giorno d'oggi, accetterà di perdere la possibilità di nominare i propri vassalli dopo aver ricevuto il placet elettorale dai propri sudditi? Per questo, come per altro, resta da vedere. Per ora il tutto è scritto sull'acqua di Ansedonia.

Quando è lo Stato a delocalizzare

Secondo i quotidiani del 06/09/2010