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Quando è lo Stato a delocalizzare

Se avessimo un ministro dello Sviluppo economico in carica sarebbe il momento buono per chiedergli come pensa di sostenere la produzione italiana. Perché è inutile parlare di sostegno all'impresa o di manovra economica se è proprio lo Stato italiano a seguire le leggi del libero mercato senza occuparsi delle conseguenze sull'occupazione e l'impresa in Italia. 

Il caso è scoppiato ieri, quando la Coldiretti ha denunciato la concorrenza sleale dello Stato nei suoi confronti durante una manifestazione degli allevatori ovini a Roma prima dell'incontro delle associazioni di categoria con il Ministero delle politiche agricole per rilanciare il settore. 

Il nemico numero uno della produzione casearia in Italia è il falso made in Italy. Per questo da sempre le associazioni di categoria si battono perché l'etichettatura delle merci sia chiara e controllata e che i nomi dei formaggi non "autentici" siano diversi da quelli originali.

La Lactitalia, di cui i principali azionisti sono la romena Rionvest srl e l'italiana Simest spa, produce pecorino, ricotta, mozzarella e altri formaggi tipici del Belpaese a Nizvin, in Romania, con nomi in tutto e per tutto simili a quelli originali ("toscanella", "pecorino" e così via). Uno degli azionisti principali della Lactitalia è dunque lo Stato Italiano, attraverso il ministero dello Sviluppo economico che detiene la Simest, la società pubblica per l'internazionalizzazione, al 76%.

Non c'è dubbio che produrre in Romania sia meno costoso di produrre in Italia, grazie soprattutto al basso prezzo della mano d'opera. Ma che vada a produrre lì una società controllata da un ministero, producendo formaggi di basso costo e qualità a imitazione di quelli italiani da immettere sul mercato internazionale, è piuttosto grave. E lo è anche se la Simest ha il solo scopo di assistere le imprese italiane nelle loro attività all'estero, come si è affrettata a far sapere alla stampa. Marchionne, dopo le varie invettive subite per la delocalizzazione della produzione Fiat, avrà tirato un sospiro di sollievo, non essendo più additabile come l'unico a minare l'occupazione in Italia con i suoi comportamenti da "multinazionale".

 

Sara Santolini

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