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Bancarotta preferenziale: la nuova strategia dei padroni

Novantotto lavoratori in cassa integrazione nel 2008. Così è iniziata la storia del fallimento di Bluterma, un'azienda che produceva radiatori a Colonnella, in provincia di Teramo. 

Amministratore delegato dell'azienda era Paolo Biasi che, tra le altre cose, contemporaneamente, era titolare della Biasi spa, l'azienda di famiglia che si occupa di termoidraulica e che era proprietaria anche della Bluterma - che aveva il nome "Biasi Termomeccanica sud". Nel 2005 la Bluterma era stata venduta, insieme alla Bluradia. altra azienda simile e vicina anche geograficamente alla prima, al gruppo Celi che aveva immediatamente denunciato difficoltà economiche, e solo tre anni dopo aveva dichiarato fallimento per entrambe le aziende licenziando più di trecento persone. Il gruppo Celi ha in pratica acquistato due aziende in crisi accompagnandole semplicemente al fallimento - basta pensare che la prima proposta di cigs (cassa integrazione sociale) ai lavoratori è arrivata solo una settimana dopo l'acquisizione.  

Paolo Biasi al tempo del fallimento godeva del cash pooling. Si tratta semplicemente della gestione di tutte le disponibilità finanziarie di un gruppo data a un unico soggetto, un unico amministratore che si curi di tutte le aziende che fanno capo, in questo caso, alla Biasi spa. Così, sfruttando questa possibilità, Paolo Biasi avrebbe effettuato delle operazioni finanziarie illecite quando la procedura concorsuale era già stata avviata, e dunque l'azienda risultava già insolvente, utilizzando i fondi della Bluterma per effettuare investimenti in altre aziende del gruppo invece di garantire i vari creditori che avrebbero avuto il diritto di essere risarciti. Si tratta della "bancarotta preferenziale", poiché Biasi sarebbe riuscito a fare tali investimenti agevolando un creditore - un'altra azienda, della quale era Amministratore - rispetto agli altri. 

Paolo Biasi, oggi, non ha smesso di ricoprire cariche importanti in più aziende contemporaneamente - e, in Italia, non è senz'altro l'unico caso. Attualmente è presidente della Fondazione Cariverona, il principale azionista italiano di Unicredit che vanta crediti sulla Biasi spa e che sarà probabilmente, assieme a Intesa Sanpaolo e Efibanca, il supporto finanziario della rinascita dell'azienda di famiglia. Tale azienda infatti ha debiti per 113,8 milioni di euro. Per questo avrebbe deciso di creare una newco (new company), ossia una nuova azienda formata dalla parte non in difficoltà del gruppo, e una badco (bad company) formata dalle aziende o dai settori più in difficoltà. Queste verranno liquidate proprio come la Bluradia e la Bluterma e con i soldi ricavati ripianato, in parte, il debito della Biasi spa con le banche che, a questo punto, ricominceranno probabilmente a finanziare la newco - nonostante Unicredit stessa sia in crisi e in procinto di effettuare tagli al personale. Lo schema è sempre lo stesso: anche l'Alitalia ha fatto così. E casualmente quel che resta di Alitalia è attualmente una fabbrica di disoccupazione senza pari.

Infine a ricoprire più ruoli importanti in questa storia non è un solo uomo. Eugenio Caponi, liquidatore dell'azienda della famiglia Biasi, lavora gomito a gomito con Paolo Biasi: è anche vice presidente di Fondazione Cariverona.

Storia nota, in Italia. La legge lo permette. E l'etica non conta. 

 

Sara Santolini

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