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Grecia secondo estratto (a usura)

Non se ne parla più molto, al momento, nel nostro Paese - visto che tutti i media sono impegnati a raccontare il gossip del Pdl - eppure i problemi veri risiedono altrove, dalle parti del lavoro e dei conti pubblici, per intendersi. E l'epicentro europeo della crisi, in tal senso, da mesi è la Grecia. Fatti usciti dalle cronache dei media di massa, e a torto. Perché la situazione è sempre più disastrosa.

Scioperi su scioperi. L'ennesimo, pochissimi giorni fa, ancora nell'ambito dei trasporti, da parte di cittadini che hanno tasse più alte e salari - quando ancora ne hanno (in alcune zone la disoccupazione ha toccato il record del 70%: roba da dopoguerra) - sempre più deboli. Il tutto sperando in una ripresa dell'economia, ovviamente impossibile da realizzarsi a queste condizioni. Ma il dato più importante è un altro, ovvero il fatto che a tenere le fila del Paese, meglio, a tenere la corda attorno al collo dello stesso, siano gli usurai legalizzati. Banche ed Europa monetaria in testa.

Il rimpasto di governo di pochi giorni fa, operato dal premier Papandreou "per affrontare più efficacemente la crisi" è in realtà una scelta dovuta. E politica, più che tecnica. Il motivo è molto semplice: tra pochi giorni l'Europa dovrà decidere se inviare o meno la seconda mazzetta di moneta, a usura, verso il governo ellenico. Della prima abbiamo parlato qualche mese addietro e trovate tutto in archivio, inutile ripetersi, basta una ricerca ipertestuale sul nostro sito. 

Alcune caratteristiche del rimpasto sono però curiose, per non dire altro: in primo luogo rimane al suo posto il ministro delle Finanze, ovvero Papaconstantinou, quindi bisogna sottolineare il fatto che il governo stesso passa da 36 a 48 membri, soprattutto grazie alla nomina di viceministri e segretari generali. In tempi di crisi, una poltrona non si nega a nessuno: una procedura che dalle nostre parti conosciamo bene.

Papandreou è comunque stretto in una morsa, a conferma che la politica interna dei Paesi, se debole e asservita più in alto, conti ormai veramente poco: da una parte ha il mondo economico che vuole - necessita, per fare profitti - una continuità con le scelte draconiane imposte tempo addietro, dall'altra parte il fatto che gli avversari politici del premier (che in ogni caso sarebbero incapaci di risolvere la situazione, dovessero andare al governo) leggono nel nuovo rimpasto una debolezza intrinseca di Papandreou stesso. La storia si ripete quasi in ogni paese europeo: in tempi di crisi, e in questo sistema integrato e asservito all'economia, chi governa ha poca possibilità di scelta, chi è all'opposizione ha gioco più facile (tranne che in Italia, dove il Pd è inesistente). Gioco facile, s'intende, fino ad arrivare al governo. Poi le parti si invertono. 

Ciò che non cambia, pur nell'alternarsi dei governi (e ne sapremo qualcosa per l'ennesima volta anche da noi) è la situazione generale per i cittadini: in peggioramento costante.

 

Valerio Lo Monaco

Reverendo idiota? Di che stupirsi?

Secondo i quotidiani del 09/09/2010