Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

«Marchionne comanda e Bonanni obbedisce» e guai a chi li contesta

Non è un fatto epocale come fu la Cacciata di Lama dalla Sapienza nel 1977, però la forte contestazione subita dal segretario nazionale della CISL, Bonanni, alla Festa nazionale del Pd è un evento da non sottovalutare, ma che va analizzato in maniera assolutamente difforme da quanto hanno cominciato a fare i media di regime, Unità in testa.

Partiamo da un dettaglio apparentemente marginale, cioè da come l’Unità, e anche il grosso del coro mediatico, chiama i contestatori: “un gruppo che si autodefinisce «Coordinamento torinese precari»”. Il sottile abituale abile uso del delegittimante termine “autodefinisce”: mentre quello è il nome che loro hanno legittimamente scelto punto e basta, o devono forse avere l’imprimatur degli organi del partito che si autodefinisce Pd? Anche perché, tra le altre cose, il termine autodefinizione sarebbe più appropriato per il Pd che è una operazione di vertice, mentre i contestatori sono una organizzazione di base.

La novità nell’evento sta nel fatto che la sinistra di base, anziché continuare a sprecare tempo e risorse contro fantasmi di un passato morto e sepolto, ha finalmente individuato il vero “nemico” e comincia a contestarlo con la dovuta aggressività. Perché se la “controparte” del lavoratore è il padrone, chiamiamolo con la vecchia sana terminologia di una volta, il suo nemico appare sempre più essere, invece, questo sindacato che sempre meno tutela il lavoro. I recenti fatti di rinnovata arroganza padronale, da Marchionne alla disdetta del contratto metalmeccanici, dimostrano l’incapacità del sindacato di reagire nelle dovute efficaci forme, anzi pare quasi essere connivente con Confindustria, specie Bonanni che ha abilmente manovrato per rompere l’unità sindacale e che è attestato su posizioni che definire miti è riduttivo.

Naturale allora che la rabbia dei lavoratori si manifesti in dure contestazioni contro quei personaggi che dovrebbero rappresentarli, ma che paiono, invece, più interessati ad usare il sindacato come trampolino verso una bella poltrona: Bertinotti e Polverini insegnano. La giusta rabbia dei lavoratori deve venire quindi immediatamente delegittimata e infatti Bersani, di filata, bolla la contestazione come “un atto di intimidazione e di vera e propria violenza, un attacco squadrista”. Già, adesso anche i centri sociali sono “fascisti”. Quello di delegittimare chiunque osi scavalcare a sinistra il partito ufficiale è un antico collaudato sistema fin dai tempi del PCI, ma anche del PCUS, da Kronstadt al “Movimento 77” passando per gli anarchici delle guerra civile spagnola.

Nel carosello delle dichiarazioni, poi, Bersani riesce ad andare oltre: “È inconcepibile che una festa popolare, che vive nel pieno centro della città, possa essere attaccata in questo modo”, il dissenso dalla linea di un partito da operetta viene trasformato una aggressione inaccettabile. Bersani, infatti, conclude la sua dichiarazione invocando l’intervento della polizia contro i dissidenti: “Attendiamo di conoscere dal ministero dell’Interno quali misure preventive e repressive siano state prese per impedire un episodio del genere”. Sta a vedere che anche stavolta è colpa di Berlusconi. Ai dirigenti del Pd proprio non gli riesce di dire qualcosa di sinistra, infatti invocare l’intervento delle forze di polizia contro la manifestazione del dissenso non è squadrismo: appartiene piuttosto alla fase che succedette allo squadrismo.

Non è, però, solo Bersani ad essersi lasciato andare a dichiarazioni tese a mistificare la realtà, la CISL infatti si adegua alla linea dello squadrismo: “Si è trattato di una aggressione incivile e squadrista che nulla a che vedere con il libero confronto democratico, né con il mondo del lavoro”. Sul fatto che non abbia nulla a che vedere col mondo del lavoro possiamo concordare: che c’entra infatti Bonanni coi lavoratori? La conclusione della nota di segreteria CISL ne è la conferma quando recita che: “non si farà intimidire da nessuno nella sua azione sindacale e proseguirà nella sua linea di responsabilità”. Marchionne e Marcegaglia possono continuare a dormire sonni tranquilli.

Sul tema del “che c’entra”, Enrico Letta ha dato il massimo quando durante la contestazione, inveendo contro  il «Coordinamento torinese precari» ha gridato: “voi con noi non c’entrate nulla”. Il che è vero, Letta e il Pd non hanno nulla a che vedere con la sinistra e il mondo del lavoro. Quando poi dichiara: “noi contro questa idea di democrazia lotteremo sempre” non fa che confermare che anche per la sagrestia del Pd il dissenso da sinistra è inaccettabile.  

Turbano, però, di più le dichiarazioni di Bonanni: “sono molto turbato. Senza la presenza dei militanti della Cisl presenti oggi in piazza a Torino poteva accadere ancora qualcosa di più grave”. Dai video trasmessi dalle televisioni o presenti in rete non si capisce quando, e per colpa di chi, sia degenerata la democratica, anche se dai toni forti, contestazione, con buona pace di Letta che considera antidemocratica la manifestazione del dissenso. Ricordiamo però che quando Lama fu cacciato dalla sapienza fu proprio il servizio d’ordine del sindacato a reagire con la violenza alle provocazioni, ma anche allora la colpa fu addossata, senza bisogno di ulteriori indagini, ai contestatori.

La manifestazione con fischietti e condita dal legittimo scandire “buffone, buffone” soverchiava certo  la voce di Bonanni e la regole di buona democrazia dovrebbero permettere a tutti di parlare, anche, però a chi sta sotto al palco dei VIP, e se la contestazione non fosse degenerata magari Bonananni avrebbe potuto proseguire il suo intervento, chissà? Solo che, in quel caso, avrebbe dovuto accettare il confronto. Per sua fortuna la situazione è degenerata, con la nota fuori posto del fumogeno che lo ha colpito.

Quello è stato il grave errore, quel fumogeno fa il gioco del sistema, comporta l’automatico passaggio dalla parte dei cattivi, mentre la megabanconota da 50€ effigiante Bonanni e recante la scritta: “Il denaro è un buon servo e un cattivo padrone” aiutava a capire, in una maniera creativa e degna del “Movimento 77”, che non erano certo i contestatori i “cattivi”.

La fine della dichiarazione di Bonanni, “Spero che ora tutti riflettano e abbassino i toni”, dimostra che non ha capito nulla della situazione: c’è assoluto bisogno che i toni si alzino, a partire dal sindacato che deve far sentire la sua voce a tutela dei lavoratori come non ha mai fatto nella storia repubblicana. La situazione non è mai stata così drammatica perché, oltre alla concreta possibilità di tornare indietro di trent’anni nelle pratiche di sfruttamento dei lavoratori, abbiamo una costante delocalizzazione, anche delle imprese in attivo, che sta portando allo smantellamento sistematico delle strutture produttive nazionali. Mai come ora ci sarebbe bisogno di un sindacato che faccia la voce grossa, perché se non si sveglia e non lo fa lui, ma in fretta, allora sì che si alzeranno i toni, perché l’attuale crisi è solo il sintomo di un problema strutturale all’economia di mercato, che non è né l’unico né il migliore dei sistemi economici, nonostante la propaganda finanziaria e padronale, compresi i sindacalisti conniventi, si sforzi in tutti i modi di farcelo credere.

C’è necessità di un ripensamento complessivo e radicale dell’economia e del lavoro, ma pare proprio che né il sindacato né quello che si autodefinisce centrosinistra sembrano all’altezza del compito, anzi pare proprio che, fra volontà e incapacità, siano intenzionati a lasciar andare il paese alla deriva fino all’inevitabile naufragio e allora i problemi non saranno più un misero fumogeno, non saranno i “toni” a far degenerare la situazione, ma lo sfacelo economico cui stiamo andando incontro e i metalmeccanici quando hanno fame non si perdono in chiacchiere da salotto o tavole rotonde.

 

Ferdinando Menconi

 

Bancarotta preferenziale: la nuova strategia dei padroni

Morire di delocalizzazione