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È la volta del Portogallo

Cosa fa un Paese quando le cose vanno male e deve piazzare titoli di Stato? Elementare, Watson: dichiara a tutto spiano che le cose vanno bene e che non ha bisogno di aiuti. È stato così, all'inizio, per la Grecia, e quindi per l'Irlanda. Di chi è la volta, adesso?

Basta seguire qualche agenzia di ieri, in rapida successione. E poi andare a vedere cosa ha fatto la BCE, senza dare troppo nell'occhio.

Alle 15 e 20 del 10 gennaio è uscita questa: "Al momento a livello Europeo non c'è alcuna discussione su eventuali aiuti al Portogallo o ad altri Paesi della zona Euro in difficoltà per la crisi dei debiti sovrani."

Alle 16 e 36 di oggi quest'altra: "Angela Merkel lancia un appello ai mercati finanziari affinché diano tempo al Portogallo per mettere in atto i tagli al bilancio volti a risanare i conti pubblici."

Ma attenzione: sempre il 10, anche se non ne ha parlato quasi nessuno, la Banca Centrale Europea ha comperato titoli di Stato irlandesi, greci e - appunto - portoghesi, per "attenuare la pressione sul mercato". Lo scrive Bloomberg.

Come stanno le cose? Ovvero, come leggere le dichiarazioni? Basta, al solito, andare a vedere i dati ai quali quasi nessun altro dà rilievo. Ieri il titolo di Stato decennale portoghese è arrivato al 7.155% di rendimento: chi compra i titoli si becca questo rendimento, a dieci anni. Siamo a un passo dal record. Ma attenzione: domani e dopodomani sono previste delle aste piuttosto consistenti per i titoli portoghesi e spagnoli. Ecco dunque i motivi delle dichiarazioni di cui sopra.

Per quanto attiene alla BCE, sostanzialmente si tratta di una sorta di Quantitative Easing nostrano, come avviene negli Usa. La banca centrale stampa moneta (o scrive cifre su un computer) e acquista titoli che nessun altro vuole, per non far capire che veramente nessun altro li vuole. Gioco semplice, no? Non fosse che la cosa, appunto, nasconde, o cerca di nascondere, la realtà: nessuno vuole quei titoli, se non a rendimenti folli, perché quei titoli sono spazzatura. Ovviamente perché quegli Stati sono sull'orlo del fallimento (tecnicamente sono già falliti, naturalmente, come l'Italia, del resto).

Insomma, il governo di Lisbona non vuole aiuti, la Merkel fa dichiarazioni in suo soccorso, la BCE compra titoli per nascondere la realtà e si attendono i mercati. Mercati che, in altri casi, fanno già capire l'andazzo. Per esempio in Grecia.

Per ora, basti verificare come sono stati piazzati i titoli greci a sei mesi, oggi. Ebbene, sono stati venduti 1.95 miliardi di titoli di Stato semestrali, con un tasso, in rialzo, al 4.90%. Cioè cambiali con un rendimento stratosferico per un investimento di soli sei mesi.

Naturalmente seguiremo la cosa. Rimanete sintonizzati, perché al solito, capire cosa avviene lì, equivale a vedere il futuro che attende, grossomodo, anche noi, di qua dalle Alpi.

 

Valerio Lo Monaco

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