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2011-12. La disoccupazione potrebbe peggiorare

Susanna Camusso, neo leader della Cgil, ribadisce che gli effetti della crisi sui lavoratori e sui ceti meno abbienti non sono affatto esauriti

di Sara Santolini

Nessun miglioramento sostanziale in vista, sul fronte della disoccupazione. Semmai il contrario, a sentire il neo Segretario generale della Cgil Susanna Camusso: il 2011, afferma durante la relazione introduttiva all'assemblea nazionale delle Camere del lavoro, «può vedere dati peggiori di quelli già pessimi che abbiamo alle spalle». E l’analisi, benché tutt’altro che inedita, è precisa: «Siamo di fronte a ciò che abbiamo temuto: sulle spalle dei lavoratori e dei cittadini più deboli pesano i costi della crisi», il che fa presagire «un 2012 che potrebbe essere ancora peggio».

Le statistiche, almeno per ora, confermano solo che la situazione rimane pressoché inalterata. Secondo l’ISTAT «nel terzo trimestre 2010 il numero di occupati, al netto dei fattori stagionali, risulta pari a 22.811.000 unità segnalando un calo rispetto al trimestre precedente pari allo 0,2 per cento» e «rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, sempre in termini destagionalizzati, il numero di occupati scende di 176.000 unità (-0,8 per cento)». Le persone in cerca di occupazione sono invece 2.068.000, con una flessione dell’1,7 per cento (-36.000) sul trimestre precedente. Rispetto allo stesso periodo del 2009 il numero dei disoccupati sale invece del 3,1 per cento (+61.000 unità) e riguarda in particolare l’industria e l’agricoltura. 

Stando allo studio Excelsior, effettuato da Unioncamere, Ministero del Lavoro e Unione Europea, l’ultimo trimestre 2010 avrebbe invece mostrato lievi segni di crescita. Fra ottobre e dicembre il settore della moda e quello dell’elettronica sarebbero cresciuti di 14.600 unità, assorbendo il 21 per cento delle nuove assunzioni. Il dato, ovviamente, resta tutto da interpretare, sia per capire se indica una tendenza che si va stabilizzando, sia perché va collegato al quadro generale di una disoccupazione non soltanto grave ma con vaste zone d’ombra. 

Innanzitutto, infatti, bisogna considerare che nel computo dei disoccupati non rientrano coloro che non sono iscritti alle liste di collocamento anche se stanno cercando lavoro da soli, i precari che potrebbero perdere il lavoro da un momento all’altro e chiunque non guadagni comunque abbastanza per sostenersi (ne abbiamo parlato qui)

Infine, rispetto all’aumento relativo degli occupati in alcuni settori, ci sono due questioni che vanno tenute in considerazione. In primo luogo non bisogna dimenticare che l’aumento è stato calcolato rispetto all’anno precedente, nel quale la contrazione del mercato del lavoro e l’aumento della disoccupazione avevano toccato i record negativi degli ultimi dieci anni. In secondo luogo è necessario tenere presente la qualità dell’occupazione. Su 5 nuovi assunti in Italia nel 2010 ben 2 sono precari. Si tratta di collaboratori a progetto e interinali spesso dotati di preparazione universitaria o comunque specializzati. Hanno collaborazioni saltuarie o contratti a progetto rinnovabili ogni tre mesi. Lavorano dunque senza garanzie per il domani né stabilità per l’oggi. A conferma che la disoccupazione e la precarizzazione costituiscono, ormai, un fenomeno strutturale e non transitorio.

Sara Santolini

 

 

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