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Il Portogallo barcolla (ma non lo fanno mollare, per ora)

Intanto sono arrivate le prime notizie in merito all'asta del titoli di Stato del Portogallo dei quali scrivevamo ieri.

I risultati sono deludenti ma non catastrofici, e vedremo il perché. 

Prima i dati: il Portogallo ha collocato 650 milioni di euro bond con scadenza ottobre 2014, con un rendimento al 5.396%; quindi 599 milioni di euro bond con scadenza a giugno 2020, con un rendimento, in questo caso, a 6,719% (leggerissimamente in calo).

Per chi si intende almeno un po' di economia si evince subito che sono rendimenti comunque molto alti, tipici di uno Stato in difficoltà - tanto che l'Euro, infatti, era stato subito in calo dopo la chiusura dell'asta portoghese - eppure non così alti da creare un panico diffuso.

Tutto - quasi - ok. Non fosse che, con molta probabilità, a non far esplodere la situazione sono intervenute due variabili, anzi tre, in rapidissima successione.

La prima: secondo Finanzaonline la "Ue rompe gli indugi", visto che a "Bruxelles pensano di rafforzare un Fondo salva-Stati". Notizia proveniente da un rumor evidentemente vero - anche la Merkel ha dichiarato, oggi, che il "Fondo salva-stati va rafforzato" - considerando che una dichiarazione del genere è in grado, da sola, di diminuire le difficoltà nel piazzamento dei titoli di Stato dei Paesi più in difficoltà, come il Portogallo in questo momento. Il motivo è semplice, i titoli si vendono meglio perché anche in caso di default ci penserà la Ue a risolvere tutto. Almeno questo secondo la dichiarazione.

La seconda: la BCE ha operato sensibilmente per acquistare titoli spazzatura al fine di non far entrare nel panico. Naturalmente non in modo diretto, visto che la Banca Centrale Europea per suo statuto non può intervenire in tal modo. A tal fine usa uno stratagemma da Banda degli Onesti: presta alle altre Banche private denaro (che essa stampa a sua discrezione) al mero interesse dell'1%, con la tacita clausola che tali Banche utilizzeranno parte di questo denaro per non far andare deserte le aste dei titoli di Stato del Paese di turno in difficoltà.

La terza: il Giappone, udite udite, decide di "venire in soccorso" dell'Europa comperando i titoli, in questo caso, del Portogallo. Come dire: per non far saltare il banco e il circo delle marionette, interveniamo anche noi, visto che tanto possiamo stampare moneta come ci pare e a pagare, semmai, saranno i cittadini.

Risultato? Per ora il baraccone tiene. Con endovena di un tipo, oppure di un altro, per rimandare le scadenze. Che naturalmente arriveranno, visto che in ogni caso, tali titoli, spazzatura sono. E qualcuno, per forza, se li accolla.

Ma intanto il risultato parziale - e temporaneo - è raggiunto. Il Portogallo può continuare a negare di avere bisogno di aiuti. Gli ultimi paesi europei che hanno fatto lo stesso sappiamo come sono finiti.

 

Valerio Lo Monaco

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