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Fumata grigia, per il Gp di Roma

Ecclestone, patron della Formula 1, lo ribadisce: «Un solo circuito per ogni Paese». Alemanno prende atto ma non molla, sorvolando sulla questione fondamentale: chi paga?

di Sara Santolini

Dopo mesi e mesi ancora non si riesce a mettere la parola “fine” alle diatribe romane sulla possibilità di ospitare il Gp di Formula 1 a Roma voluto da Maurizio Flammini, presidente di Fg Group e Federlazio, e appoggiato dall’Aci solo da quando la Brambilla ne ha cambiato i connotati a suo piacimento.

Ieri Ecclestone, l’imprenditore che controlla il campionato mondiale attraverso una serie di società, ha inviato una lettera a Gianni Alemanno nella quale ha confermato che il Gp a Roma non ci sarà. Perlomeno non insieme a quello di Monza. L’organizzazione, infatti, prevede che ogni Paese ospiti un solo circuito e l’Italia non fa eccezione.

La possibilità che Monza lasci spazio a Roma è a dir poco flebile: Monza è il circuito storico italiano e, dunque, il progetto “Roma formula futuro” presumibilmente non vedrà mai la luce. Nonostante ciò Alemanno insiste ancora, aggrappandosi alle stesse motivazioni di Ecclestone, che afferma di non avere nulla contro la città di Roma, ma che allo stesso tempo ribadisce la volontà di mantenere un’unica gara sul territorio nazionale. Basandosi su queste parole il sindaco di Roma ha rimandato ogni decisione alla settimana prossima quando, dopo la presentazione della nuova giunta, terrà una conferenza stampa a partire, così sembra, dai risultati di un sondaggio commissionato a Mannheimer per conoscere il parere dei cittadini del Municipio interessato dall’eventuale circuito (l’Eur), senza la partecipazione dei quali il progetto è stato però ideato. 

Sul Gp di Roma, comunque, pende già un ricorso al Tar del Codacons, il Coordinamento delle Associazioni per la Difesa dell'Ambiente e dei Diritti degli Utenti e dei Consumatori, che ha chiesto il blocco di “Roma formula futuro”. Il ricorso sostiene che «i provvedimenti impugnati, devono ritenersi illegittimi e come tali annullabili in quanto posti in essere in carenza di un vero e proprio studio di impatto ambientale, indispensabile per valutare gli effetti che l’opera proposta può esercitare sull’ambiente e sulle componenti socio-economiche interessate nelle varie fasi della sua realizzazione» e che «il quartiere Eur è stato assoggettato a numerosi vincoli da parte della Soprintendenza dei beni culturali, al fine di preservare la conservazione morfologica del territorio e dei suoi contenuti ambientali» e seguita sottolineando il problema dell’inquinamento acustico e la necessità di convogliare le risorse nella risoluzione dei problemi della città piuttosto che nella realizzazione di un circuito di F1, che senz’altro non rappresenta una priorità per la Capitale - che ha sulle spalle un debito che si aggira sui 12 miliardi di euro. 

D’altra parte Roma, una delle città più conosciute e visitate d’Italia, non ha bisogno di nessun Gran Premio per aumentare la sua visibilità. Nonostante tutto, però, la speranza di Alemanno pare essere quella di riuscire a ottenere un avvicendamento ad anni alterni con Monza, della quale vuole copiare un business che funziona, ma che fa anche parte della storia e della vita della città lombarda dal 1922 e il cui successo, dunque, non sarebbe in ogni caso facilmente replicabile. Inoltre spostando l’evento ogni anno i famosi milioni di euro che girano attorno al Gp, piuttosto che moltiplicarsi, verrebbero divisi tra le due città. Anzi, a fronte delle spese che la Città eterna sarebbe obbligata a sostenere per trasformare l’Eur in un circuito, c’è da chiedersi se e in quanto tempo il Campidoglio sarebbe in grado di rientrare delle spese. 

In questi mesi “Roma formula futuro” ha comunque richiesto risorse pubbliche per lo sviluppo preliminare del progetto. Per questo Carlo Renzi, presidente del Codacons, si chiede chi pagherà le spese sostenute dal Comune. A questo proposito l’associazione «presenterà nei prossimi giorni un esposto alla Corte dei Conti, affinché si accertino le spese sostenute dall'amministrazione per l'iniziativa, ed eventuali sprechi di denaro pubblico a danno della collettività». Se a farsi carico delle spese è l’ente pubblico di turno, chi gestisce l’organizzazione esecutiva non rischia nulla. Dall’appalto agli sponsor, i profitti sono assicurati. 

Sara Santolini

 

Secondo i quotidiani del 14/01/2011

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