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Indebitati fino al collo (che inizia a fare male)

Magari siete una famiglia morigerata e accorta. Ponete attenzione alle spese e soprattutto non vi fate ingannare dagli acquisti compulsivi, il più delle volte per cose prettamente inutili, pagabili in comode rate. Tutto a posto? Per ridurre consumi e rifiuti, e per evitare ulteriori problemi alla biosfera, sì. In senso assoluto invece non siete a posto per niente. Già solo il fatto di risiedere in Italia, e di essere cittadini italiani, vi posiziona nella lista dei debitori. 89.044 euro a famiglia, per la precisione. Diciamo 90 mila euro.

E per entrare ancora più nello specifico, oltre 31 mila euro a cranio. Anziani pensionati e bambini appena nati inclusi.

Non è una provocazione, ma la realtà. Secondo gli ultimi dati resi noti dalla Banca d'Italia, aggiornati a novembre 2010, il debito pubblico italiano ammonta a una cifra abnorme, ed è aumentato, in un solo anno, di circa 83.2 miliardi di euro. Con buona pace di Tremonti e di tutti quelli che nei vari talk show televisivi si ostinano a celebrare le doti del nostro governo nell'aver saputo tenere i conti sotto controllo.

Questo è quanto - ed è quanto dichiarato dall'Adusbef e da Federconsumatori: semplicemente dividendo il debito pubblico italiano per i circa sessanta milioni di abitanti si arriva alla cifra che abbiamo appena detto. Ripetiamo, oltre 30 mila euro di debiti per ognuno di noi. Solo qui in redazione, per farci una idea, tra redattori e collaboratori, abbiamo circa 400 mila euro di debiti. Senza aver speso neanche un centesimo a rate.

Val bene chiarire, ammesso che ce ne sia ancora bisogno, che questa somma non è tanto aleatoria come è facile percepire quando si parla di debito pubblico - in tali casi, il cittadino medio o non capisce di cosa si tratta oppure pensa che la cosa non lo riguardi più di tanto - si parla, per la precisione, del debito di ognuno di noi. Debito che, a meno di emigrare in un altro Paese e prendere cittadinanza differente, si deve ovviamente onorare. Come, nel lungo periodo, non è dato sapere. Non lo sappiamo noi e ovviamente non lo sa nessuno, degli esponenti a vario titolo di questo grande carrozzone mondiale che si chiama economia. Per ora i debiti pubblici crescono - ovviamente non solo il nostro del quale ci occupiamo ma quelli di tutti i Paesi - e con vari marchingegni degni da ladro di polli, i Paesi continuano a riuscire a farsi rifinanziare il debito, con interessi sempre più alti, fino a che i nodi non arriveranno al pettine.

Beninteso, i primi nodi stanno già arrivando, ma prima che sarà finalmente chiaro a tutti che nessuno sarà mai in grado di ripagare i debiti contratti in questo periodo, al cittadino singolo, per quanto ci riguarda a ognuno di noi gravato di oltre 30 mila euro di debiti, succhieranno il sangue fino all'ultima goccia. Perché una cosa è certa: se non è così immediato correlare il debito pubblico del Paese alla propria personale esposizione  - che c'è, ed è reale - è molto più semplice capire come, per mezzo di un sistema o di un altro, in realtà ognuno di noi stia già pagando "rate" di questo debito.

Gli Stati non hanno molte possibilità in merito. Per rientrare alzano le tasse o diminuiscono le spese, ovvero i servizi. Cose, entrambe, che gravano direttamente sui singoli cittadini. O mediante una tassazione diretta più alta, oppure mediante la riduzione di servizi pubblici fondamentali. Meglio se le due cose insieme. Esempio classico, la sanità: hai bisogno di un esame e te lo prenotano, per mancanza di strutture, personale e risorse, tra sei mesi. A quel punto che fai? Se ne hai bisogno vai in uno studio privato e fai l'esame privatamente. Pagando, s'intende. E di fatto hai appena pagato una piccola rata del tuo debito. Perché da ciò che paghi lo Stato incassa dalle tasse. Dunque doppia beffa: paghi per una cosa che ti spetterebbe già con le tasse che paghi e siccome non te la forniscono vai a ingrassare i privati (e a pagare ulteriori tasse). Oppure la scuola: non c'è posto per tua figlia oppure c'è posto solo in una classe di 45 alunni dove un giorno sì e tre no non c'è la maestra. Che fai? Se hai a cuore la sua istruzione la iscrivi a una scuola privata. Pagando. Ed ecco che hai appena pagato un'altra rata del tuo debito. Insomma il discorso è chiaro.

Per di più, e il cerchio si chiude, nel momento stesso in cui si prende coscienza di quello che sia il debito personale, arriva Trichet, dalla BCE, ovvero dal board di una delle aziende private e speculative in regime di monopolio più importanti d'Europa, il quale dichiara che siccome "la crescita è bassa" l'Italia deve "varare riforme decise". Il che equivale a dire che lo Stato deve "rientrare", dunque velocizzare il pagamento delle rate dai suoi sudditi-cittadini. Ovvero, più tasse e meno servizi. Sperando nella crescita, s'intende.

E continuando a impacchettare il primo regalone a ogni bambino appena nato, consegnato dallo Stato direttamente nelle sue mani un minuto dopo che ha visto la luce. Con buona pace di mamma, papà, zii e nonni.

 

Valerio Lo Monaco

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