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I nodi della Gran Bretagna iniziano ad arrivare al pettine

Intanto, come era facilmente prevedibile, l'inflazione inizia a salire, qui o là. Per la precisione, ed è notizia di ieri, uno dei primi Paesi a iniziare a subire l'aumento dell'inflazione è la Gran Bretagna. Già diversi mesi addietro, da queste stesse pagine, avevamo avvertito che le condizioni della Gran Bretagna erano compromesse - e la conferma dello stato di decadenza si poteva vedere anche dal risultato delle elezioni ultime scorse, in cui non era uscita una maggioranza decisa ma si era di fatto arrivati quasi a un governo di larga coalizione: una sorta di accrocchio per mettere assieme pezzi di politica, visto che nessuno, da solo, poteva permettersi di affrontare i mesi che si avevano davanti.

Ora ci siamo. Meglio, iniziamo a esserci. Il tasso di inflazione registrato per il mese di dicembre è al 3.7%. La cosa ha avuto degli effetti immediati sull'apprezzamento delle valute, con la Sterlina salita a 1.603 sul Dollaro. Ma sono soprattutto le conseguenze imminenti a dover far riflettere. Partendo da un altro - ultimo - dato: i tassi di interesse in Gran Bretagna, al momento sono al limite minimo dello 0.5%. Cioè quasi a zero. Come dire: non si hanno altre possibilità di intervento in tal senso per affrontare la crisi.

La stampa di banconote, il salvataggio di tante Banche che avrebbero dovuto fallire, non hanno comportato, come incoscientemente speravano i sedicenti economisti, la "ripresa dell'economia", ma hanno semplicemente tamponato le falle di un sistema di fatto già imploso. Non è ripartita l'economia, il mercato immobiliare è fermo e non è ripartita l'occupazione. Ma, invece, è iniziata a salire l'inflazione.

Ciò comporterà a breve - settimane o pochi mesi - un aggiornamento dei tassi di interesse, ovviamente verso l'alto, cosa che contribuirà ulteriormente a far sprofondare l'economia della Gran Bretagna ed eliminerà le ultime, flebili e impossibili da verificarsi, possibilità di ripresa.

Cosa ci importa della Gran Bretagna? Una cosa, tra le altre, molto importante da mettere a fuoco: a differenza che, per esempio, in Italia, il calcolo dell'inflazione, da quelle parti, è molto più accurato e veritiero. Nel "paniere" vengono messe molte più voci dell'economia reale di quanto non accada nel nostro Paese. Il che significa che tra i dati della nostra inflazione, e quelli della Gran Bretagna, sono molto più veritieri i secondi dei primi. Dunque, di fatto, anche in Italia abbiamo una inflazione in salita maggiore rispetto a quanto dichiarato dalle varie autorità deputate al rilevamento. Basti, in tal senso, guardare i prezzi al pubblico di vari prodotti. A quanto è arrivata la benzina in Italia?

Insomma, come volevasi dimostrare, la stampa di banconote e l'immissione di denaro nella finanza non ha raggiunto i cittadini ma si è fermata nelle voragini dei bilanci delle varie Finanziarie e Banche, nel salvataggio di soggetti tecnicamente falliti e nei bilanci dei dividendi che i supermanager hanno iniziato nuovamente a elargirsi. Il "prezzo" di questo, invece, è arrivato, eccome, alle fasce più basse. Cioè a tutti noi. Con buona pace dei vari cartelli "noi non pagheremo per la vostra crisi".

In Gran Bretagna iniziano ad accorgersene. E se ne accorgeranno molto di più a breve, quando i tassi saliranno, con l'economia ferma, la disoccupazione in crescita, e le spese in aumento.

 

Valerio Lo Monaco

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