Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Bric. Porte aperte al Sudafrica

Una scelta palesemente strategica, finalizzata a egemonizzare anche il resto del continente africano. Una scelta che acuisce la contrapposizione con gli Usa

di Pamela Chiodi 

I rapporti degli Stati Uniti con il resto del mondo diventano sempre più tesi. Dalle parole del Segretario della Difesa, Robert Gates, si deduce che siano quasi sul piede di guerra. Di recente ha dichiarato che «chi pensa che gli Usa siano in declino deve sapere che la “pattumiera della storia” è piena di paesi che hanno sottovalutato la capacità di ripresa degli Stati Uniti». 

Se non è una minaccia, si avvicina molto ad esserlo, soprattutto se si considera che la dichiarazione è stata rilasciata qualche giorno dopo la decisione della Cina di far entrare il Sudafrica nei paesi del Bric, un acronimo che indica le nuove potenze mondiali, ovvero Brasile, Russia, India e Cina. La scelta di Pechino è dettata dal fatto che il Sudafrica «potrà promuovere lo sviluppo del Bric» oltre a rafforzare «la cooperazione tra le economie emergenti». Il ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov, ha specificato che la new entry «non solo aumenterà il peso economico complessivo della nostra associazione, ma contribuirà anche alla costruzione di opportunità per una cooperazione reciprocamente vantaggiosa». L’India ha preferito non esprimersi, probabilmente perché non vuole creare dei motivi d’attrito con Washington, uno dei suoi partner commerciali di maggior rilievo. 

Per il momento, però, l’adesione del Sudafrica al Bric è solo informale perché verrà ufficializzata durante il prossimo vertice che si terrà tra un anno a Pechino. Ma già da ora è possibile constatare che le conseguenze di questa decisione potranno avere delle forti ripercussioni sullo scacchiere internazionale. Che sta per essere modificato, se non stravolto, proprio dalle potenze emergenti, che in effetti sono emerse già da tempo. La prima ad intuire che i Bric sarebbero diventati i «Paesi del nuovo ordine mondiale» è la Goldman Sachs, la stessa che ne coniò l’acronimo nel 2001. È da allora che ne segue gli sviluppi, con un’attenzione particolare. L’ultimo studio condotto riguarda l’analisi delle economie dei Bric. E i risultati parlano chiaro. Si prevede che « i Bric supereranno gli Stati Uniti entro il 2018. In termini di dimensioni, l'economia del Brasile sarà più grande che in Italia entro il 2020, l'India e la Russia saranno individualmente più grandi della Spagna, il Canada e Italia. Nel prossimo decennio, la storia più sorprendente sarà l'ascesa della nuova classe media BRIC. Solo negli ultimi dieci anni, il numero di persone con reddito superiore a 6.000 dollari e inferiore di 30.000 è cresciuto di centinaia di milioni, e questo numero è destinato a salire ancora di più in i prossimi 10 anni. Ciò comporterà l’aumento della domanda per i beni ad alto valore aggiunto (...). Se guardiamo indietro negli ultimi dieci anni, è chiaro che i Bric hanno già iniziato a svolgere il ruolo più significativo sia nell’economia sia sulla scena politica mondiale. Il loro contributo alla crescita mondiale del Pil durante il primo decennio del secolo è stato del 36,3%. Hanno costantemente aumentato la loro produzione e, attualmente, costituiscono circa un quarto dell’economia mondiale. Nei prossimi dieci anni, questo sviluppo si potenzierà ulteriormente». 

Nella relazione poi, si “consiglia” agli investitori di tenere d’occhio quei paesi, «fonte di investimenti futuri». Si specifica inoltre, che le economie che traineranno quelle del resto del mondo saranno quelle della Cina e dell’India. «Le persone che entreranno a far parte della classe media aumenteranno vertiginosamente, e la conseguente crescita dei redditi avrà l’impatto maggiore sulla domanda mondiale, più di ogni altro paese». Ma ciò determinerà anche la richiesta maggiore di energia, che a sua volta amplificherà la concorrenza per le risorse. E il nodo fondamentale è proprio questo. Ed è anche l’aspetto che mette in allarme gli Usa. Tra i Bric, infatti, non solo c’è la Russia, il paese con la più grande riserva di gas naturale, ma l’ingresso del Sudafrica serve ad allontanare dall’orbita di Washington anche il resto del continente africano, in cui la Cina negli ultimi anni ha potenziato commercio ed investimenti. 

Di fatto, lo Stato guidato da Jacob Zuma farà da “testa di ponte” per Pechino. Gli Stati Uniti hanno lo stesso obiettivo, e per impedire che il traguardo sia raggiunto dalla loro antagonista, potranno giocarsi la carta dell’India. Che preme per avere un posto permanente al Consiglio di Sicurezza e che lo potrebbe ottenere grazie all’appoggio statunitense. Insomma, le relazioni sono abbastanza intricate. E forse la stessa scelta del Sudafrica come ulteriore membro del Bric non è stata molto lungimirante. In quel paese, infatti, la presenza del famigerato speculatore George Soros si fa sentire soprattutto all’interno dello stesso partito di Jacob Zuma, l'African National Congress. Tra le sue fila ci sono alcuni attivisti che hanno partecipato ai programmi di “promozione della democrazia”, organizzati dall’Open Society Foundation for South Africa, l’associazione di Soros attiva in quella zona. 

Con il pretesto di sostenere la “democratizzazione”, una specie di evangelizzazione tutta americana, l’Open Society Foundation si sta insinuando nella società civile per creare un sentimento di approvazione nei confronti della “democratica” America. Se riuscirà nell’intento, la Cina per arrivare in Africa dovrà cambiare ingresso.

Pamela Chiodi

Secondo i quotidiani del 21/01/2011

Il Vaticano farebbe meglio a tacere