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Cassa integrazione record. E non è finita

In mancanza di politiche del lavoro capaci di creare occupazione, il governo si limita a usare gli ammortizzatori sociali. Che ovviamente sono destinati a esaurirsi

di Massimo Frattin


Nel 2010 si è superato il tetto degli 1,2 miliardi di ore di cassa integrazione autorizzate, più di un quarto delle quali in deroga, che hanno comportato una diminuzione del reddito di circa 8mila euro per ognuno dei circa 580mila lavoratori coinvolti. Si tratta di numeri pesanti, accentuati dal fatto che le forme di cassa integrazione in costante aumento sono quella straordinaria (che aumenta sul 2009 del 126,4% ) e quella in deroga, che aumentando addirittura del 206,5% ha toccato il picco più alto di sempre.
Senza stare qui a snocciolare le percentuali nei vari settori lavorativi, alcuni dei quali peraltro – come quello edile – in crollo verticale, sono sufficienti le cifre aggregate per rendersi conto che forse meriteremmo un governo in grado di pensare ad altro che a festini e al tariffario di “mignorenni” più o meno compiacenti. L’attuale situazione di difficoltà rischia di trovare il suo tracollo sia nell’immediato, visto che come avvisa Susanna Camuso della Cgil  ci sono «lavoratori che continuano a non ricevere il contributo economico nei tempi previsti» perché lo stanziamento è insufficiente, sia negli anni a venire, a causa della mancanza di adeguate politiche del lavoro. Se infatti viviamo un presente di scarsa occupazione e di ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali – che prima o poi giocoforza finiranno – il futuro rischia di mettere a nudo l’altro nodo nevralgico: la creazione di posti di lavoro per un mondo giovanile sempre più in apprensione.
Ebbene, conscio evidentemente del problema (d’altra parte come si fa a non vederlo?), dall’esecutivo sono partite alcune iniziative, che però la dicono lunga sulla volontà e sulle capacità di risoluzione. Il 22 dicembre 2010 l’Unità operativa per l’occupazione giovanile del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha concordato alcune iniziative per favorire l’occupazione giovanile: utilizzo del contratto di apprendistato nell’artigianato per la rivalutazione dei mestieri tradizionali e del lavoro manuale; diffusione, presso le scuole superiori e le università, di servizi di orientamento al lavoro e di sperimentazione di percorsi di apprendistato; valorizzazione dei motori di ricerca. Un vero brain storming.
Il 3 gennaio scorso, nel presentare un libriccino  del ministro Giorgia Meloni dal titolo “Il governo dei Giovani”, il presidente del consiglio si è espresso così: «sappiamo che solo migliorando l'accesso a una formazione di qualità e a un lavoro che premi il merito, l'accesso al credito e il diritto alla casa, costruiremo quelle indispensabili condizioni di vita che permettano alle ragazze e ai ragazzi di essere autonomi e indipendenti prima dei trent'anni». Tutti questi buoni propositi, contenuti nel citato volumetto, si traducono in un capitolo dedicato al lavoro in cui si parla di: ammortizzatori sociali, lavoro a chiamata, buoni prepagati per lavori come “attività di giardinaggio, baby sitting, ripetizioni, lavoro stagionale, distribuzione giornali o porta a porta e così via”. Lavori appunto di qualità e che premiano il merito. Poi si rivendica la scelta di aver incoraggiato le imprese ad assumere, e meno male: chissà dove saremmo, se fosse mancato l’incoraggiamento. Per finire, si fornisce ai giovani quello che dovrebbe essere l’input risolutivo: “diventare imprenditori di se stessi”.
Con prevedibile tempismo, però, l’8 gennaio uno sconfortante bollettino Istat informa che la disoccupazione giovanile è salita al 28,9%: +0,9% su ottobre e +2,4% se si guarda al 2009. Record dal 2004. I tre ministri Sacconi, Gelmini e Meloni, garantiscono l’attivazione di un roboante “Piano nazionale per l'occupabilità dei giovani” incentrato, guarda un po’, sui soliti tre punti: apprendistato per la transizione scuola-lavoro, riqualificazione delle attività d’istruzione, motori di ricerca per il lavoro. Praticamente, una dichiarazione di impotenza.
Ecco perché la cassa integrazione va come sta andando ed ecco perché molti giovani vanno dove vanno (all’estero).


Massimo Frattin


Spazio alle Class action, finalmente

Secondo i quotidiani del 24/01/2011