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Tamigi risanato: chi dice che niente può cambiare?

Ci sono voluti molti anni e molti sforzi, ma alla fine le acque sono state riportate alle loro condizioni naturali. A dimostrazione che il fatalismo resta solo un alibi

di Marco Giorgerini

Cinquant'anni fa il Tamigi era dichiarato «fiume biologicamente morto», oggi sui suoi argini corrono lontre e foche e nelle sue acque sguazzano cavallucci marini, sogliole e più di cento specie di pesci. Anche il salmone, particolarmente sensibile all'inquinamento, è tornato ad abitare, dopo decenni, il primo fiume del Regno Unito. Quella che sembrava un'operazione impossibile, un'illusione di ingenui e sognatori, è diventata realtà: l'Environment Agency ha dimostrato che l' “Old Father Thames” è stato completamente risanato. Non più vittima di veleni, rifiuti e cemento, è tornato in perfetta salute. Come prima della Rivoluzione Industriale. 

Mentre a Londra si è compiuto il miracolo, per molti paesi europei si teme il peggio. Gli ultimi rapporti delle associazioni ambientaliste lanciano l'allarme, ipotizzando l'estinzione di intere famiglie ittiche nel volgere di pochi anni o addirittura di pochi mesi. Il risanamento del fiume inglese è insomma un caso (quasi) isolato, ma sta lì a dimostrare che ciò che dai più è sbrigativamente liquidato come impossibile, è invece possibilissimo. Non si è compiuto nessun miracolo, in realtà. Anzi, nonostante si rimanga stupiti perché è ormai cosa rarissima, la giunta comunale londinese ha semplicemente agito col buonsenso e l’assiduità che dovrebbero essere tipiche di qualsiasi pubblica amministrazione.

L'ex sindaco Livingstone, che per otto anni ha guidato la città e che tra l'altro ha rivoluzionato i trasporti urbani, ha investito nei depuratori e ha drasticamente ridotto l’inquinamento causato dalle acciaierie e dalle miniere. Lo stesso ha fatto la giunta dell'attuale primo cittadino della City, Boris Johnson. È suo, tra l'altro, l'“Electric Vehicle Delivery Plan for London”, uno dei progetti che, qualora andasse in porto, potrebbe ridurre di un bel po' anche l'inquinamento atmosferico. Si tratterebbe infatti di mettere in circolazione, entro un ragionevole lasso di tempo, almeno centomila automobili elettriche. 

Non solo dalla capitale, comunque, giungono buone notizie. I dati forniti dall'Independent documentano una situazione simile anche per gli altri corsi d'acqua del Regno Unito, anch'essi considerati fino a una manciata di anni fa delle fogne a cielo aperto. Le mosse intraprese dai politici londinesi sono improntate a un'elementare saggezza. Rendere più efficienti gli impianti di depurazione e costruirne di nuovi, trattare adeguatamente i residui fognari, colpire con pene severe chi inquina e via dicendo. Non è tanto, dunque, nei singoli provvedimenti che è possibile cogliere l'elemento che rende degno di riflessione quanto è avvenuto in terra inglese, quanto nell’approccio complessivo. A fare la differenza non solo tanto le leggi quanto piuttosto la forma mentis che è alla base delle normative. La chiave di volta, in buona sostanza, è la capacità di credere che ciò che si fa oggi può riverberarsi non solo sul futuro prossimo ma anche su quello più lontano. Una convinzione da cui scaturisce la volontà di impegnarsi affinché quel futuro sia migliore del presente. E di insistere fintanto che l’obiettivo non sia stato raggiunto.

Non può che sorprendere leggere di operazioni di bonifica che si sono protratte per anni, specie in un paese come il nostro in cui la continuità dell’azione di governo è una chimera, per quanto riguarda il risanamento economico e ambientale. Non è una realtà solo italiana, naturalmente. Ed è la diretta conseguenza di una politica ridotta a propaganda elettorale e a gestione clientelare. A essere presa in considerazione è soltanto quella porzione di futuro da cui possono dipendere gli esiti elettorali dei politici di turno. Ed è, inevitabilmente, una porzione molto ridotta, che in ogni caso non supera la durata di una legislatura. Basta ottenere i voti necessari per sedere sugli scranni più alti e poi, una volta assicuratisi notorietà e denaro, le belle promesse non contano più. Il futuro diventa un mezzo di propaganda, anziché un fine verso cui orientare le proprie linee politiche. In Un Grillo mannaro a Londra, Beppe Grillo mette l'accento proprio su questo: «L’Inghilterra è soprattutto un mondo differente perché si discute di futuro. Da quanto non ci occupiamo del nostro futuro?». Non che questo garantisca risultati positivi in ogni ambito, come dimostra il vertiginoso aumento delle tasse universitarie, ma resta un requisito indispensabile.

Inoltre, la questione Tamigi fa luce su un altro aspetto di cui, purtroppo, in Italia non vediamo neanche l'ombra. La condivisione dei “fondamentali”. Al di là dello scontro, spesso soltanto apparente, tra vari partiti e leader politici, dovrebbe esserci accordo su alcune idee di base che superano la dicotomia destra-sinistra e che non si limitano ad assecondare le istanze dei potentati economici. È la “partita di calcio” che deve avere regole da tutti condivise prima di mostrare l'estro o l'incapacità dei giocatori. In Inghilterra questo è accaduto, se è vero che, come scrive su Repubblica Alberto Mattone, la «qualità dell'acqua è stato un punto fermo dalla Thatcher ad oggi».

 

Marco Giorgerini

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