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È guerra al denaro contante. E l'Abi si sfrega le mani

«Per contrastare l'evasione potrebbe rivelarsi assai utile irrobustire le misure già introdotte nel corso dell'estate prevedendo, nell'immediato, un ulteriore abbassamento del limite per l'utilizzo del contante». È l’opinione di Daniele Franco, direttore per la ricerca economica della Banca d'Italia.

Il riferimento è all’art. 49 del decreto antiriciclaggio (ddl 138/2011) che, inserito nella manovra d’agosto, limita la possibilità di effettuare pagamenti tra privati in contanti, di possedere libretti al portatore e emettere assegni bancari, postali e circolari senza l'indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario, alla soglia dei 2500 euro, oltre la quale anche per fare una donazione o un prestito a un parente bisognerà ricorrere a un mezzo tracciabile: un bonifico, un pagamento con carta. 

Se l’unico fine di norme del genere fosse quello di monitorare i flussi finanziari al fine di combattere l’evasione, il riciclaggio, o l’usura, ben vengano. Ma la soglia dei 2500 euro, che pure Bankitalia vorrebbe riscrivere, e l’applicabilità ai soli pagamenti effettuati in un'unica soluzione, a meno che il frazionamento non appaia artificioso, non frena i pagamenti in nero e l’evasione fiscale come si vorrebbe anche perché i grandi evasori, per i quali 2500 euro non sono che gli spicci, sono soliti utilizzare metodi per evitare il fisco - come i conti multipli, esteri o numerati e i prestanome - che ben sfuggono a mezzucci di questo genere. Inoltre secondo Ranieri Razzante, che è, tra le altre cose, Docente di Legislazione Antiriciclaggio presso la Scuola di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, «nessun istituto di credito potrà chiedere al proprio cliente come egli intenda utilizzare il contante, poiché questo non influisce nelle valutazioni legate all’adeguata verifica del cliente [...] e nessun istituto di credito potrà rifiutarsi di restituire il denaro depositato, sotto forma di prelievo, in forza di una legge che non dice affatto questo». E se tutto ciò può far stare tranquille le piccole imprese e i singoli cittadini preoccupati di non poter prelevare i propri soldi senza dare adeguata giustificazione alla propria Banca, lascia senz’altro dormire sonni tranquilli anche agli evasori. Basterà prelevare e pagare in nero. O tenere il denaro sotto al materasso. Insomma una norma ridicola, per non dire altro.

In compenso però l’abbandono del contante, supportato dall’Abi (Associazione Banche Italiane), crea tutta un’altra serie di problematiche ai semplici cittadini. 

Innanzitutto l’uso delle carte, in una società come la nostra legata al valore del contante e del risparmio, rischia di far perdere al consumatore coscienza o meglio, la percezione, della quantità di denaro che sta spendendo. Certo, magari facendo spendere di più e ripartire, almeno in parte, i consumi nel breve termine, ma portando, come abbiamo visto recentemente in tutto il mondo - Stati Uniti in primis, dove l'utilizzo delle carte di credito è diventato una patologia psicologica - al fallimento privato in quello medio.

In secondo luogo le carte permettono ai grandi operatori di conoscere non solo i movimenti ma anche (e soprattutto) le tendenze di spesa dei singoli, tracciandone qualsiasi acquisto e rendendo più facili le mosse promozionali, pubblicitarie e di affiliazione del cliente che ci rendono schiavi del consumo.

Sara Santolini 

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