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Santoro, il servizio pubblico, e i 10 euro. Giudizio sospeso

La notizia è nota, perché quando un grosso calibro della comunicazione, nel senso, se non altro, dell'esposizione mediatica, si lancia in una avventura - che avventura non è, come vedremo - come questa, tutti accorrono ad amplificarne la diffusione, per quella non detta, ma certissima, usanza, di aiuto fraterno tra chi di riffa o di raffa fa parte del medesimo ambito. O teatro, come in questo caso.

Comunque: Michele Santoro riparte, e lo fa con la trasmissione Comizi d'Amore (nome terribile: sembra coniato da Berlusconi) ma non attraverso la Rai, o Mediaset, o Telecom di La7. Lo farà attraverso un sito internet - serviziopubblico.it - con l'appoggio di Sky (trasmissione sul canale 100), vari streaming sul web più una cerchia di televisioni locali che ovviamente hanno fatto blocco nel dare l'ok a trasmettere un cult come il conduttore di AnnoZero.

La trasmissione parte il 3 novembre, che è un giovedì, come al solito (tutti i giovedì, da decenni, sono di Santoro, e qualcosa vorrà pur dire, nel bene e nel male). E anche noi, ovviamente, guarderemo la trasmissione, così come invitiamo a fare tutti i nostri lettori.

Fine del comunicato, doveroso.

Ma ora veniamo a un aspetto importante. Santoro, vista la natura "libera", o meglio non più imbrigliata in Rai, chiede di sostenere la causa con 10 euro di donazione, e nelle prime ore (ok, i primi tre giorni) dal lancio dell'iniziativa, ha raccolto oltre 400 mila euro. Grossomodo la metà del suo compenso annuale precedente in Rai.

Una cifra enorme, per una una impresa del genere, sebbene definirla "internet" o "2.0", visto l'eco sui media tradizionali, tv in primis, è ovviamente una sciocchezza. Non sufficiente, invece, per sostenere una trasmissione e un format come quello che ha sempre realizzato. Ma ci saranno ovviamente sponsor e pubblicità: come avveniva quando era in Rai, chi deve lanciare un messaggio a tantissima gente, sceglierà la trasmissione di Santoro per veicolare i propri spot. Perché i dati di ascolto, tra streaming, Sky e altre Tv locali, saranno altissimi.

Tornando ai 10 euro - che sono di donazione, sia chiaro, e non vincolanti, visto che in ogni caso la trasmissione sarà disponibile in chiaro a tutti, almeno sul web - qualche riflessione invece si può, e si deve, fare.

Noi la abbiamo accennata nella trasmissione Noi Nel Mezzo di lunedì scorso (qui) ma vale la pena precisare, anche perché, visti i commenti di qualcuno, potremmo non esserci spiegati a sufficienza.

Dunque i 10 euro a Santoro - per ora - non glieli diamo. Aspettiamo qualche puntata. Il motivo è molto semplice, e riguarda il "prodotto". E le dichiarazioni di Santoro.

Lo stesso, una volta "imbrigliato" in Rai (o Mediaset, come in passato) ha fatto sempre una trasmissione lodevole, e apparentemente - ripeto: apparentemente - al di fuori degli schemi di molta altra tv. Diciamo apparentemente poiché nell'arena di Annozero, pur godendo di servizi veramente importanti, abbiamo visto quasi solo e unicamente urlarsi contro esponenti politici di una classe generale che secondo noi, e lo sosteniamo da anni e anni, andrebbe spazzata via in toto. Il discorso i nostri lettori lo conoscono e non vale la pena ripetersi: si tratta della falsa democrazia rappresentativa e insomma della "sudditanza" spiegata nei vari libri di Massimo Fini.

Ora, per quanto attiene alla parte prettamente politica, la trasmissione di Santoro non ci ha mai regalato nulla di buono, ma non per colpa sua, per colpa degli ospiti, che sono (stati) quello che sono. Uno o due di una parte, uno o due dell'altra. Di un insieme che andrebbe buttato nel cesso.

Dal punto di vista delle idee, della metapolitica, della visione del mondo, delle reali possibilità di soluzione alle problematiche dell'attualità e di quelle storiche, invece, il nulla di nulla. Ancora una volta, non per colpa di Santoro, ma per colpa di chi è stato seduto su quelle sedie. Che Santoro ha però invitato, evitando di invitare altre persone. La nostra classe politica - tutta - non ha la minima idea di come si possa reagire alla attualità e di come si possa anche solo ipotizzare delle vie alternative a quelle che stiamo seguendo pedissequamente quasi in ogni parte del globo. E che ci hanno portato a dove siamo. Inutile fare degli esempi: sentire disquisire di economia e geopolitica, e di ogni altra cosa, dei luminari della materia come la Santanchè o Antonio di Pietro, o come Castelli o Bersani, o Rosy Bindi, ci permette (e ci suggerisce) di evitare qualsiasi commento.

Dove arrivano i limiti di Santoro? Nel fatto che non abbia mai aperto una trasmissione di "servizio pubblico" come sarebbe dovuta essere la sua AnnoZero, a delle idee altre. Ovvero alle alternative. AnnoZero è sempre stata una trasmissione non di servizio pubblico, ma al servizio della politica, di una sola politica, che voleva entrare in contatto con il pubblico. 

Beninteso, una trasmissione con livelli di qualità eccelsa in molti casi, e con professionalità eccellenti. Ma mai al vero servizio del dibattito e delle idee.

Perché un dibattito in cui alcune idee - nello specifico tutte quelle al di fuori della logica (politica) dominante - sono del tutto escluse, non è un dibattito, ma una arena a ingressi limitati. E pilotati.

Mai sentito parlare di decrescita ad AnnoZero, mai sentito nessuno offrire una visione alternativa dei motivi per i quali siamo entrati in crisi. Mai sentito nessuno, di una parte o dell'altra, abbozzare anche solo il ragionamento elementare che questa crisi, che deriva dal concetto originario sbagliato di crescita infinita in uno spazio finito, non si possa superare con ulteriore crescita, ma cambiando il paradigma nel quale viviamo.

Lo ripetiamo: la colpa di Santoro non è in quello che si è detto in trasmissione, ma in quello che non si è mai detto perché il conduttore stesso non ha mai permesso l'ingresso in studio di chi avrebbe potuto, anche solo potenzialmente, dire qualcosa di diverso.

E torniamo ai 10 euro. Adesso Santoro sarà ancora più libero. Così dice. E così, in realtà è, se solo si pensa meno ad alcune cose e molto di più ad altre, come ad esempio al vero "servizio" pubblico. Possiamo dunque sperare che la nuova trasmissione sarà aperta all'alternativa oltre che all'alternanza? Alle idee oltre che agli slogan? Agli intellettuali oltre che ai riscaldatori di sedie in Parlamento?

Vedremo. E ce lo auguriamo. E nel caso, ovviamente, contribuiremo alla causa. Se così non sarà (e presto lo vedremo, e per la precisione lo vedremo insieme, visto che stiamo pensando a una cosa particolare da fare qui sul nostro sito, in diretta con la trasmissione) lasceremo che i "messaggi" delle varie Santanchè e dei Di Pietro, dei Castelli e dei Bersani, vengano lanciati grazie al denaro degli spot pubblicitari. E con il benestare di Santoro. Come sempre.

Valerio Lo Monaco

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