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Studenti in lotta. E non solo per la scuola

Oggi tutta Italia è stata scossa dai cortei e le proteste degli studenti delle scuole superiori e degli universitari che si sono aggiunti ai lavoratori della scuola e dell'università, dai professori ai bidelli, richiamati oggi in piazza dai sindacati di base contro la manovra finanziaria.

Le richieste non sono solo quelle legate al mondo dell’Istruzione, come il diritto alla studio, l'edilizia scolastica, o la didattica. Dagli striscioni e le dichiarazioni dei manifestanti si evince non solo questo ma anche che la solidarietà tra lavoratori, studenti, disoccupati di tutte le classi sociali e regioni d’Italia è ormai totale. Non esistono quasi più le manifestazioni di categoria: gli studenti come i lavoratori chiedono le stesse cose e sfilano spesso insieme contro le stesse decisioni, gli stessi tagli, le stesse politiche.

Accanto al ministero dell'Istruzione i manifestanti hanno infatti preso di mira anche la sede dell'agenzia di rating Moody's a Milano e la Banca d’Italia a Roma e Genova. Qui il filo conduttore della protesta è lo stesso, nella sostanza, del resto del Paese come dichiarato al megafono dagli studenti stessi: «Sono loro che fanno affondare l’Italia, gli stessi che ci parlano di default e di debito, di austerity e di responsabilità, che ci dicono che i conti bisogna farli tornare. Noi abbiamo le palle piene di questi discorsi: viviamo con 500-800 euro al mese, a volte anche meno, ci stanno togliendo tutto, la scuola, il lavoro, la sanità, stiamo assistendo ad un vero e proprio default programmato».

Contro gli uffici simbolo del potere economico e politico sono state tirate uova, secchi di vernice e petardi, il traffico è stato bloccato, e i manifestanti hanno intonato vari slogan tra cui «noi il debito non lo paghiamo» e, ancor più concretamente, «tutti insieme facciamo paura». Una presa di coscienza che, assieme alla trasversalità della protesta, inizia ad assomigliare a una più incisiva e consapevole reazione popolare alle politiche governative contro la crisi. Non proprio di che togliere il sonno alle oligarchie che detengono il potere, qui come nel resto d’Europa, ma almeno un barlume di ciò che dovrebbe avvenire su vasta scala e che, allora sì, indurrebbe le suddette oligarchie a capire che alla fine l’opinione pubblica si può svegliare dal proprio torpore.

E chi, come l’eurodeputata Comi, addita la protesta come una semplice bravata di ragazzi, dichiarando a proposito della protesta milanese, che si tratta di «una sparuta minoranza dei 200 mila universitari che frequentano gli atenei milanesi e dei 150 mila studenti delle scuole, i quali preferiscono stare sui libri anziché scendere in piazza», finge solo di non vedere quale sia la reale portata del fenomeno. Il problema non è semplicemente di disconoscere il sistema Gelmini come un sistema d’istruzione valido: si tratta di lottare non solo per ottenere una buona preparazione ma di avere un futuro al quale prepararsi. Cosa che, a giudicare da quello che sta accadendo oggi, i ragazzi hanno ben presente.

La protesta, in massima parte pacifica anche se non pacata, non si è fermata nemmeno davanti alle iniziative dei celerini, a base di deviazioni di percorso e azioni di contenimento. Gli studenti hanno chiesto più volte alle forze dell’ordine di lasciarli passare e prendere le loro difese, gridando loro: «Stiamo lottando anche per il futuro dei vostri figli».

Sara Santolini

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