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    lunedì
    nov142011

    Fukushima riaperta ai giornalisti

    Per la prima volta dalla tragedia dello scorso 11 marzo, è stata aperta ai giornalisti la centrale di Fukushima Daiichi. Una trentina di persone tra tecnici tv, fotografi e giornalisti, di cui solo 4 appartenenti ai media stranieri, hanno avuto l'opportunità di ispezionare la struttura, insieme al ministro per l'Emergenza nucleare, Goshi Hosono. A circa 500 metri di distanza dai reattori, il rilevatore geiger sui bus che trasportavano in giro i reporter ha rilevato una radioattività di 50 microsievert/h, mentre alla base dei disastrati reattori ben 300 microsievert/h.

    Masao Yoshida, responsabile della centrale gestita dalla Tepco, ha affermato: «Dal giorno del mio arrivo, poco dopo l'incidente, non c'é dubbio che i reattori siano stabilizzati». Il che non significa che «l'ambiente sia del tutto sicuro», perché «le radiazioni restano elevate», e che «se si lavora qui ogni giorno, ci sono ancora pericoli».

    Ciò che ha maggiormente colpito i cronisti sono stati a quanto pare la mezza dozzina di enormi gru posizionate presso il cantiere, il gruppo di tende bianche circondate da sacchi neri di sabbia per proteggere i 3.200 lavoratori (tutti uomini) dalle radiazioni, ed il grande campo su cui ci sono i contenitori in cui, secondo la Tepco, sono stivate 90.000 tonnellate di acqua decontaminata da riversare in serbatoi tuttora in costruzione.

    «Ogni volta che torno (é la quarta visita da maggio, ndr), vedo condizioni migliorate grazie al vostro impegno», ha detto Yoshida agli operai, una volta raggiunti: «Ci sono altri 30 anni di lavoro. È un processo lungo, ma ce la faremo». Chissà, forse Masao si è confuso, e voleva dire “ce la farete”! Perché rischiare la pelle stando lì ogni giorno è ben diverso che andarci meno di una volta al mese.

    (ab)

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