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Oltre il "blocco" c'è spazio politico. Ma nessuno se lo prende

Col governo Berlusconi, l’opposizione si opponeva solo perché aveva di mira la sostituzione della propria classe dirigente con quella avversaria: si chiama democrazia dei partiti-lobby. 

Una vera contestazione di fondo alla dittatura della finanza e del mercato mascherata da democrazia era, ed è, patrimonio di piccole minoranze confinate ai margini della ribalta mediatica. Oggi che Mario Monti premier sancisce la presa diretta del potere da parte dei mercati e dei loro manovratori finanziari, la maschera è caduta e, sia pur con distinguo e gradazioni diverse, in Parlamento si sta manifestando plasticamente e numericamente il partito unico destra-sinistra che già prima operava abbondantemente (nonostante il gran fumo alzato sui bunga bunga berlusconiani, umanamente miserevoli ma politicamente inconsistenti, in ogni caso molto meno del conflitto d’interessi e dell’oligopolio televisivo dell’ex sovrano di Arcore). 

Il primo dato che emerge netto è l’apertura di uno spazio politico potenzialmente ampio e trasversale di scontenti del binomio destra-sinistra. La santa alleanza da Berlusconi a Di Pietro passando per Bersani e Casini unisce chi era fino a ieri diviso, anche se in superficie piuttosto che sulla sostanza. Sulla sostanza vuol dire: sulla supina accettazione dell’ordinamento eurocratico e mondialista (“i mercati hanno sempre ragione, la Bce è Dio”). 

Eccoli tutti allegramente insieme ad appoggiare il governo dei tecnocrati, quelli che prima si scannavano anche sulla mezza frase di Lavitola a Silvio. Questa “ammucchiata”, come l’ha chiamata non senza efficacia Umberto Bossi, genera già una reazione di rigetto nei settori più disillusi e meno schierati dell’opinione pubblica. Quelli, per intenderci, che poi determinano il picco di 35-40% di elettori che non votano. Una grande coalizione con dentro tutti o quasi avrà come effetto quello di rafforzare il radicato sentimento di diffidenza e ostilità nei confronti della “politica” e – questo almeno è il nostro augurio – di spingere chi se ne tiene alla larga ad un ulteriore passo di consapevolezza. Monti e la bancocrazia a Palazzo Chigi, insomma, potrebbero rappresentare un’opportunità per dare nuova linfa all’opposizione di sistema.

L’ostacolo finora insormontabile, purtroppo, è sempre lo stesso: la presenza di forze politiche che a parole fanno fuoco e fiamme, e che in realtà sono integrate o aspirano all’integrazione nel sistema. Parlo della Lega Nord a destra e di Sel e dei partitini vetero-comunisti a sinistra. Tutti costoro sono contrari al commissariamento di Francoforte tramite il duo Napolitano-Monti: il Carroccio facendo pesare il suo gruppo parlamentare in un ritorno strumentale ai toni barricadieri contro i poteri forti, mentre la sinistra vendoliana e gli ultimi marxisti-leninisti in circolazione gridano al macello dei ceti deboli pensando già ad allearsi con il Pd (Diliberto lo ha detto apertamente, al recente congresso del PdCi). Questi partiti attraggono e risucchiano il malcontento delle frange più arrabbiate di chi ancora va a votare, impedendo che il veto incrociato fra destra e sinistra una buona volta evapori rendendo concretamente possibile la nascita di un soggetto di rivolta nazionale e anti-globalista (“Per il Bene Comune” non ci è mai riuscito, il Movimento a 5 Stelle di Grillo, nonostante il sempre più agguerrito blog, ha poco o niente di rivoluzionario, il ribollire di gruppuscoli è autoreferenziale, il resto è contro-informazione, benedetta ma marginale). 

Lo spazio è perciò aperto, come si diceva sopra, perché questa volta il Potere, cioè i centri di comando finanziario, si è messo a nudo. Ma rischia di essere in gran parte fagocitato, ancora una volta, dagli utili idioti (o complici del crimine, per essere più esatti) apparentemente duri e puri che governano le pecore di destra e di sinistra. 

Di recente Stefano D’Andrea, promotore di un convegno nello scorso ottobre a Chianciano all’insegna del “no euro, no debito”, dal suo sito Appello al Popolo ha lanciato la proposta di un fronte unico di tutti i gruppi e gruppetti alternativi e critici del regime dei banksters (qui). Per tutta risposta, Ferdinando Rossi del Bene Comune si è risentito rivendicando la primogenitura dell’idea. Il tentativo di Uniti&Diversi, a quanto risulta, si è arenato. Comunisti sia pur intelligenti come Rizzo non mollano la fedeltà all’organizzazione “leninista” del partito, ovvero alle parole d’ordine di un passato inservibile. All’estrema destra Forza Nuova si fa le sue solitarie e onanistiche manifestazioni da sola, senza dialogare con CasaPound, e tutti costoro senza guardare a cosa succede fuori dal loro piccolo mondo catacombale. E via così, nel più tradizionale, maldestro scissionismo dell’atomo dei radicali italiani di ogni colore. 

Benché l’oligarchia internazionale ce la stia mettendo tutta per uscire allo scoperto e farsi odiare, sulla possibilità di un risveglio di massa c’è di che essere pessimisti. 

Alessio Mannino

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