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“Femminismo” all’egiziana

Muna Salah, la candidata del partito Salafita, una delle correnti più radicali dell’Islam, alle prossime elezioni egiziane, le prime dalla caduta di Mubarak, si è lasciata andare a dichiarazioni “diversamente femministe” in una intervista rilasciata al quotidiano londinese “Al-Sharq al-Awsat”.

Fra queste spicca un: "Le donne sono mentalmente inferiori” pertanto “non è loro permesso candidarsi alla presidenza della Repubblica”, ma giustifica la sua candidatura con, “la carica di deputato implica un'autorità parziale e non totale, come quella di presidente della Repubblica”.

Fra le riforme di libertà che la candidata vorrebbe introdurre in Egitto vi sono “applicare i dettami della sharia islamica, tra cui anche il taglio della mano ai ladri, vietare la promiscuità tra i due sessi, introdurre abiti neri per le donne e bianchi per gli uomini”, che sarebbero un evidente passo in avanti rispetto al regime di Mubarak, anche se non sono del tutto aderenti all’immagine di ondata di libertà che veniva propagandata durante la rivolta, almeno dai media occidentali.

Da dietro il Niqab, Muna Salah, però, ci rassicura: “la gente ha paura dei salafiti e degli islamisti, senza sapere che non c'è nessuno più sincero e migliore di loro” ed ha concluso l’intervista dichiarando che i salatiti “edificheranno l'Egitto sulle fondamenta della verità”, resta solo da vedere se gli egiziani saranno d’accordo, anche se sembra che nel mondo si stia globalizzando la moda di passare dalla padella alla brace.

red

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