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Nel “Regno della felicità”, se rubi (poco e per sbaglio) sei rovinato

Il “Regno della felicità” è una formula di marketing politico inventata da David Cameron, circa un anno fa. Con essa, il primo ministro inglese si proponeva, pur in tempi di crisi, di misurare il grado di felicità dei propri cittadini, tramite un questionario che andasse oltre alla mera misurazione del PIL. Dalle indicazioni ricevute, una sorta di “fotografia” della società inglese, avrebbe poi presumibilmente tratto indicazioni per iniziative politiche e di governo.

Dopo un anno di attesa, il governo inglese pubblica dunque online il suo questionario di otto generiche domande. Due milioni di sterline per realizzarlo, miliardi le polemiche connesse, sulla base del fatto che non è con otto domande che misuri la felicità e il benessere dei tuoi cittadini, sempre che possano essere fattori misurabili. Ma tant’è: tra il referendum greco e il questionario inglese, sembra che si stia diffondendo tra i reggipancia politici del sistema bancario e finanziario globale la tendenza a cercare nell’opinione popolare qualche alibi, o a creare per essa qualche illusione vagamente consolatoria.

La realtà dei fatti però resta quella che è. “Regno della felicità” vorrebbe esserlo l’occidente liberista, o presunto tale, che però ha le sue regole. Tra le quali c’è che se sei un gigante bancario, vendi titoli tossici collegati a mutui immobiliari ai tuoi clienti, sapendo che finiranno male, e scommetti poi grandi capitali proprio sul loro fallimento, al massimo prendi una multa, come è capitato di recente a Citigroup.

Se invece si tratta di una famiglia normale, padre, madre incinta di 30 settimane e figlia di due anni e mezzo, che consuma due tramezzini al supermercato e si dimentica sbadatamente di pagarli (5 dollari in tutto), i vigilantes sporgono denuncia, i genitori vengono sbattuti in carcere e la bambina viene affidata ai servizi sociali. Come è accaduto qualche giorno fa a Honolulu, Stati Uniti d’America. Ma sono dettagli: l’importante è che poi ti chiedano se sei felice.

Davide Stasi

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