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COP 17: ancora tante chiacchiere inutili

Parte quest’oggi l’ennesima perdita internazionale dedicata al clima. A Durban, in Sudafrica, i leader di tutto il mondo si incontrano per non decidere assolutamente nulla, e quindi per non dare un freno al caos climatico in corso. Che, in quanto tale, potrebbe presto portare il pianeta a non avere più le caratteristiche che conosciamo. Con ovvie conseguenze, che pagheremo soprattutto noi esseri umani. 

Insomma, in questi giorni si potranno confrontare i grandi inquinatori del mondo, sia di “vecchia” che di “nuova generazione”, scambiandosi pacche sulle spalle e consigli su quanto poco possono continuare a non fare per evitare di portare la situazione a degenerare.  Le decine di migliaia di delegati governativi e rappresentanti di Ong, con tutto il seguito di giornalisti e reporter che per loro fortuna potranno farsi una bella vacanza africana, forse farebbero un grande favore alla lotta al climate change semplicemente restandosene a casa. Evitando così di generare emissioni di gas serra che si potrebbero benissimo evitare.

A Durban, infatti, come a Cancun nel 2010 o appunto a Copenhagen nel 2009, non succederà assolutamente nulla. Nemmeno l’Europa, che ha completamente rinunciato ad avere una volta tanto un ruolo di leadership, si degnerà di fare qualcosa, anche di minimo. La scusa ufficiale sarà quella della crisi, ovviamente. Un tema importante, ci mancherebbe, ma a cui francamente si sta dando anche troppa importanza. Se non altro perché è tutto già deciso per noi.

Come fa notare Guido Viale dalle pagine del Manifesto, l'ambiente «è scomparso dai radar, soffocato dalla paura dello spread, della crisi, del default. Non solo in Italia ma in tutta Europa; e in tutto il mondo. Non solo a livello locale, ma anche a quello globale». Vero, in effetti. Con conseguenze da prendere in seria considerazione. «Se stampa e media avessero dedicato alla minaccia di questa catastrofe imminente anche solo la metà dell'attenzione dedicata allo spread - scrive Viale - il 99 per cento della popolazione mondiale sarebbe scesa in piazza con i forconi per costringere i rispettivi governanti a prendere provvedimenti immediati». 

«A livello locale il nostro paese - ma anche il resto d'Europa - viene sconvolto sempre più spesso dal dissesto di interi territori, con morti e danni incalcolabili», ricorda il giornalista: «Cielo (clima) e terra (suolo) si uniscono nel provocare disastri che non hanno altra origine che l'incuria e il profitto, e che mille "piccole opere" di salvaguardia del territorio (invece di poche "Grandi opere" che concorrono al suo dissesto) potrebbero invece prevenire». Appunto. Altro che Tav o summit internazionali. C’è bisogno di ben altro.

Risparmiamoci allora di attendere la fine di quest’altro teatrino di Durban, e restiamo compatti e focalizzati su ciò che possiamo fare noi, “moltitudine inarrestabile” fatta di persone che, nel loro piccolo e a livello locale, stanno facendo molto di più per prolungare la permanenza dell’essere umano su questa Terra; per salvare noi stessi, insomma, più che un pianeta per il quale siamo solo un brevissimo prurito. Un pianeta che è esistito a lungo prima ed esisterà a lungo anche dopo di noi. Continuiamo nella nostra pacata ma efficace marcia verso la riduzione degli sprechi e la soppressione di tutto ciò che ci sta schiavizzando “morbidamente”.

Non abbiamo bisogno di tromboni della politica (economica) internazionale che si parlano addosso per qualche giorno, abbiamo bisogno di un cambiamento di paradigma culturale, che può partire solo da noi, dalle nostre prese di coscienza e dalle nostre scelte. Perché se anche i cambiamenti climatici dovessero essere una barzelletta, una bufala inventata per far vendere libri a qualche scienziato, ciò di cui stiamo parlando è la qualità della nostra vita.

Ben lungi dalla retorica e sì, questa volta con un filo di arroganza, mi permetto di suggerire di non sprecare più tempo con coloro i quali, in questo momento, stanno discutendo e (come avrebbe detto Edoardo Bennato) “seriamente lavorando” a Durban (magari per trattare porcherie come il meccanismo Cap & Trade), ma semplicemente di fare da noi. Nel nostro piccolo, appunto. Con pazienza (tanta) e costanza.

Andrea Bertaglio

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