Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Papandreou sempre più solo per il referendum

Chi tocca i fili viene fatto fuori. Storia vecchia.

Mentre tutta l'Europa dei Banchieri, e anche oltre, come ad esempio il Fondo Monetario Internazionale, sono ovviamente fortemente contrari al referendum proposto da Papandreou, anche in seno al governo stesso del premier greco vengono fuori i "franchi tiratori" (della democrazia, potremmo aggiungere): al momento in cui scriviamo, infatti, la maggioranza ad Atene non esiste più.

Fino a ieri vi erano 152 deputati su 300, ma adesso altri due deputati del Pasok, il partito di Papandreou stesso, sono usciti portando di fatto il Parlamento in situazione di assoluta parità.

In pratica, senza mezzi termini: a voler dare voce al popolo ellenico in merito alle misure prese e al proprio futuro è rimasto unicamente il premier. O quasi. Che infatti sta subendo attacchi incrociati da ogni parte, interna o estera che sia.

Il Ministro delle Finanze, Venizelos, all'apprensione della volontà di indire un referendum si è sentito male ed è stato ricoverato, e anche nell'opinione pubblica non vi è poi una maggioranza così schiacciante di persone convinte di andare a votare. Molti cittadini dichiarano che andare al referendum sarebbe come scaricare la responsabilità di quanto sta accadendo (e accadrà) sui cittadini, e ovviamente ben dopo che già tante misure capestro sono state varate dal governo in carica.

Il punto è in realtà differente: le responsabilità di quanto avviene sono sempre e comunque dei cittadini, che pure per questo o quel governo, in ogni parte del mondo, votano (o hanno votato) legittimando il più delle volte un meccanismo che in sé, come sappiamo, è invece profondamente antidemocratico. La percezione in Grecia è dunque duplice, anzi triplice: da un lato si manifesta contro le misure prese, dall'altro lato si vorrebbe una soluzione che non c'è, e dall'altro lato ancora molti non si vogliono prendere la responsabilità di indicare la propria volontà mediante un referendum.

Sembra un paradosso invece è esattamente quello che sta accadendo.

In tutti i modi, i contrari alla critica consultazione, tra le forze politiche, economiche e finanziarie locali e internazionali, fanno e faranno di tutto per evitare il referendum e per instillare nell'opinione pubblica greca l'ineluttabilità di seguire i tagli e i diktat della trojka. Se a questo poi vi si aggiunge la pavidità di chi non vuole proprio assumersi le responsabilità di andare a votare in un esercizio di democrazia diretta come la consultazione referendaria, allora da un lato la possibilità di arrivare al referendum si allontana, dall'altro lato, anche qualora vi si arrivasse, il risultato non è poi così scontato.

Al solito, il vero "deficit", se di questo si può parlare, è nella informazione e nella cultura. Nell'ignoranza insomma di non capire che questa del referendum è davvero una possibilità per decidere di riprendere in mano le proprie redini. Dalla crisi non si scappa, dai periodi durissimi neanche, ma a cambiare, nel caso, sarebbe la prospettiva. Da un lato, quella attuale, la certezza di una fine economica e sociale ineluttabile. Dall'altro lato la possibilità, dopo un lungo periodo di sofferenze, di riuscire però a vedere la luce. Qualcosa, insomma, in stile Argentina.

È dunque in questo senso che dobbiamo sperare. Dobbiamo sperare che al referendum in Grecia si arrivi. Ma soprattutto dobbiamo sperare che i cittadini capiscano l'importanza di dire no alla trojka, di sopportare l'uscita dall'Euro e il successivo periodo terribile che ne seguirà, al fine di riprendere in mano il proprio Paese e il proprio futuro.

Dobbiamo sperare questo perché ciò che avviene lì è indicativo di quello che accadrà altrove. E in particolare dalle nostre parti.

Valerio Lo Monaco

Occupy Wall Street: scontri sempre più aspri. La protesta sale di livello

Mario Monti premier: la truffa dei tecnici “super partes”