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Agricoltori cubani sempre più “liberi”

Dal 1° dicembre a Cuba gli agricoltori potranno vendere, da privati, i propri prodotti ad hotel e ristoranti turistici. I prezzi li potranno stabilire direttamente i venditori e gli acquirenti, senza che lo Stato si metta di mezzo. Obiettivo, per il Ministero dell’Agricoltura, è quello di aumentare gli occupati nel settore agricolo, riducendo allo stesso tempo le lamentele provenienti dai turisti più viziati, ossia quelli che si aspettano di trovare nel Paese caraibico la stessa opulenza (e soprattutto lo stesso spreco) che vedono a casa loro.

Altro obiettivo della nuova riforma agricola cubana è il miglioramento della qualità dei prodotti. Il che è davvero possibile, in uno Stato in cui non si cerca di soffocare i piccoli produttori avvantaggiando le grandi compagnie produttrici con una serie infinita di assurdità legate alla produttività o all’igiene. In questo modo, inoltre, si taglieranno notevolmente i costi, sia diretti che indiretti, legati ai trasporti dei prodotti agricoli.

Cuba, con tutti i suoi difetti, le sue mancanze e le sue contraddizioni, non è nuova a questo tipo di approccio “virtuoso” con l’agricoltura. Che, in un mondo dominato dal biotech e dalle multinazionali, può essere veramente definito “rivoluzionario”. Già negli scorsi anni, infatti, sull’isola molte persone hanno migliorato notevolmente le proprie condizioni di vita grazie al ritorno all’autoproduzione di cibo, seguito necessariamente all’abbandono delle monocolture di canna da zucchero.

(ab)

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