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Neet: figli della crisi economica e culturale

Secondo il rapporto sulle economie regionali di Bankitalia sono 2,2 milioni i giovani tra i 15 e i 29 anni che ricadono nella condizione nota con il termine di Neet, acronimo di Not in Education, Employment, Training. Essere Neet, quindi, significa non avere un impiego e non essere in un periodo di formazione di nessun tipo: e oggi ben il 23,4 per cento dei ragazzi italiani si trovano in questa disgraziata, e per molti versi assurda, impasse.

Purtroppo il fenomeno non è nuovo. Tra il 2005 e il 2008 già 2 milioni di italiani potevano essere considerati tali. L’aumento, del 3 per cento, è legato soprattutto alla crisi economica e al conseguente aumento della disoccupazione. Non solo. La difficoltà prettamente materiale ha reso evidenti anche gli effetti di una crisi culturale che ci portiamo dietro da ben prima del 2008. Una crisi per la quale il successo economico, considerato il più appetibile di tutti, non è quasi mai legato alla bravura o al merito di chi riesce a raggiungerlo.

L’incremento generale dei Neet ha coinvolto soprattutto le zone più produttive del Paese, snodandosi dal Centro al Nord Est. Nel 25 per cento dei casi questi “nullafacenti” appartengono a famiglie in cui nessuno lavora, e che hanno dunque un maggiore rischio di indigenza. E se quasi il 34 per cento di essi cerca un lavoro, solo il 28,8 per cento di loro riesce a uscire dalla condizione di Neet nel giro di un anno. Non tutti però riescono a trovare un impiego: di questo (misero) 28,8 per cento solo il 69,5, ossia poco più del 20 per cento del totale, riesce a trovare un lavoro, sia pure temporaneo, part time o mal pagato.

Il resto rimane inattivo, tranne quel 10 per cento che confida ancora nella formazione sperando che l’aumento della specializzazione possa offrire maggiori possibilità di lavorare. Eppure, nonostante la maggioranza sia donna, meridionale e con appena un diploma di terza media, l’aumento dei Neet coinvolge anche ragazzi con un’istruzione superiore. Non solo: se si prende in considerazione la fascia d’età tra i 30 e i 35 anni ben il 20,5 per cento degli inattivi sono laureati o addirittura hanno seguito corsi di specializzazione post-laurea. Ed è probabilmente questo a distrarre i ragazzi dalla formazione più che nel passato: oltre ai costi, non più sempre facilmente sostenibili dalle famiglie, dell’istruzione, essa viene considerata una fatica inutile, se non aumenta le chance di lavoro.

Il 70 per cento dei Neet, in ogni caso, non può o non vuole studiare e un lavoro nemmeno lo cerca. O almeno non lo fa tramite i canali ufficiali, come le agenzie del lavoro, verso le quali non nutre alcuna fiducia. Magari passa le giornate a scorrere gli annunci su qualche giornale. E attende di ingrossare le file della disoccupazione, e della povertà, del futuro.

ss

 

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