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Il Canada si ritira dal Protocollo di Kyoto. Il Cile passa invece dalle parole ai fatti

Il Canada ha deciso di ritirarsi dal Protocollo di Kyoto, l’iniziativa più importante a livello internazionale per provare almeno a fingere di fare fronte comune nella lotta ai cambiamenti climatici. Secondo il ministro dell'ambiente canadese Peter Kent, infatti, il Protocollo «Non funziona». «Come abbiamo già detto, il Protocollo per noi è il passato», ha affermato Kent: «Useremo il nostro diritto legale di ritirarci dal Protocollo, perché non coinvolge Stati Uniti e Cina, i più grandi responsabili di emissioni inquinanti, e dunque non può funzionare». 

Un’affermazione anche sensata, visto l’atteggiamento dei due giganti dell’inquinamento, dietro cui si cela però il clamoroso fallimento dell’esecutivo canadese. Questo, infatti, si era impegnato entro il 2012 a ridurre del 6% le sue emissioni rispetto ai livelli del 1990, e invece le ha aumentate del 17%, rischiando così di pagare multe salatissime. Complimenti davvero, insomma, a quello che viene preso spesso come un Paese-modello di efficienza e civiltà.

Opposto invece l’atteggiamento del governo cileno che, proprio in questi giorni di inizio dell’estate australe, ha lanciato attraverso Rodrigo Alvarez, titolare delle Politiche ambientali nel governo di centro-destra guidato da Sebastian Pinera, una campagna per abbassare i consumi energetici, in particolare riducendo l’uso dell’aria condizionata. Una scelta coraggiosa, dato che le temperature nel Paese sudamericano si annunciano quest’anno ben oltre la media. Ma soprattutto un’ulteriore conferma del fatto che i Paesi del Sudamerica, ormai, sono ben più “avanti” di quelli situati nella parte settentrionale del nuovo continente.

(ab)

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